L’offesa agli ebrei con lo sconto dell’udito difettoso

La penna degli Altri
venerdì, 25 aprile 2014 alle 10:56
il tricolore in curva
IL FATTO QUOTIDIANO (F. COLOMBO) - Il messaggio della giustizia sportiva è passato: state attenti a cori e striscioni contro squadre di calcio avversarie o sgradite. Potreste pagarla cara, tipo con la chiusura della curva. Ma un bel coro di insulto agli ebrei costa poco. La Giustizia sportiva, dati i tempi, vi fa uno sconto. Per tuonare come estremo insulto allo stadio della Juventus il grido “siete tutti una massa di ebrei”, la vostra squadra se la cava con una multa di euro 25 mila (presumibilmente più Iva).
Forse è un po’ troppo dire che si tratta di una multa di incoraggiamento. Ma francamente disturba la motivazione. Che è questa: i tre collaboratori della Procura federale
“pur strategicamente posizionati” sul terreno sportivo, non hanno “compiutamente percepito” il tuono di insulti costruiti intorno alla parola “ebreo”. Si poteva anche dire che quel giorno c’era vento o che, sfortunatamente, erano state scelte postazioni sbagliate per i tre specialisti di insulti sportivi. Sostenere che tutti e tre “non hanno percepito, pur essendo...” è una brutta trovata, quasi un insulto dopo l’insulto. Ovvero è una giustificazione come fumare al cinema con la motivazione “da questa parte non si legge la scritta”.
La verità è che, secondo questa giustizia sportiva, l’insulto antisemita costa poco, costa ciò che in inglese si chiamerebbe un toke n un puro simbolo del pagare pegno tanto per dire “ragazzi, mi raccomando, la prossima volta un po’ di creanza”. Cosa può dire il giudice sportivo Tosel? Che il giorno in cui a scuola hanno parlato delle leggi razziali non era in classe? Oppure, con le ispirate parole di Vittorio Emanuele, per grazia di Dio mai diventato re della Nazione, che “le leggi razziali sono state ben poca cosa?”. Poiché quei pesanti insulti antisemiti di curva sono stati uditi da tutti e hanno fatto ampie escursioni in Rete, dove ha trovato il giudice il modo di separare lorecchio infelicemente inadatto dei suoi “verificatori” dalla vistosa prova che il fatto nella realtà è accaduto davvero?
Persino in un processo penale vale per giudice ciò che una folla può testimoniare o una registrazione documenta, anche contro la parola di carabinieri disattenti. Non vi dà l’impressione che l’infastidito giudice sportivo abbia scelto il sapere poco come strada comoda e veloce? Però, a pensarci bene, neanche questa interpretazione funziona. Delle due l’una. O i cori antisemiti ci sono stati (e si direbbe anche dall’au - sculto imperfetto ma non assente, dei “colla - boratori” che “qualcosa hanno sentito”) e allora la multa è così piccola da essere un’offesa in più agli ebrei italiani, come dire “ma che altro volete da me? Siete voi che siete ebrei!
”. Oppure non ci sono stati, e allora un solo euro di multa è una prepotenza a cui la Juventus dovrebbe opporsi, perché ingiustamente condannato il comportamento della sua tifoseria che non ha affatto urlato offese non tollerabili.
Che senso ha applicare lo sconto a causa dell’udito difettoso dei tre della procura? Il reato sportivo (cosa grave quando l'insulto è a un popolo, più grave e inaccettabile quando avviene in Italia, Paese co-autore e co-esecutore delle leggi razziali applicate prima di tutto contro i suoi cittadini) o c’è o non c’è, non può essere un mezzo reato. Se si potesse ridicolizzare un comportamento così profondamente errato, si potrebbe ricordare la barzelletta della ragazza “un po’ in - cinta”. Ma persino la barzelletta diceva, alla fine, che la ragazza era incinta davvero. E persino il percorso contorto del giudice sportivo ci dice che il fatto è avvenuto. E allora si può dire in modo chiaro e sicuro che due cose sono indecenti: ciò che è avvenuto allo stadio e la condanna con lo sconto che ne è seguita. A chi, giunto a questo punto della lettura, avesse il dubbio (magari perché è stato compagno di scuola del giudice federale, assente come lui nel giorno in cui si è parlato delle leggi razziali) che c’è un’enfasi eccessiva in ciò che sto scrivendo, aggiungo questa breve nota finale. L’insulto collettivo, pubblico e sostanzialmente impunito a tutto un popolo, ha sempre preceduto ciò che è accaduto in tutta Europa contro gli ebrei. Nel momento in cui stiamo discutendo di questo episodio apparentemente piccolo, le elezioni ungheresi hanno appena dato ampia maggioranza a un partito fortemente antisemita (in un importante Paese europeo in cui altri partiti concorrono con lo stesso sentimento), e in Francia.

APPENA ARRIVATO

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