La Roma dei romani. Pisilli mette i gradi nel segno dei grandi

La penna degli Altri
di Matteo Esposito
Pisilli
Una storia semplice e antica, a pensarci bene. Un romanzo che emoziona. Perché c’è un filo invisibile che lega il passato col presente e che si allunga verso il futuro. Il Niccolò Pisilli che segna all’Olimpico in Champions allo Slovan Bratislava e festeggia davanti all’ex capitano Francesco Totti in tribuna, con addosso la fascia appena rilevata da Lorenzo Pellegrini uscito dal campo per infortunio, è un segno del destino e il perpetuarsi di “patto non scritto” che si tramanda di generazione in generazione. Era successo allo stesso modo all’ex numero 10 il 31 ottobre del 1998 in Roma-Udinese, quando Francesco segnò una doppietta appena diventato capitano della Roma: fascia ereditata da “Pluto Aldair” che avrebbe indossato poi per i successivi vent’anni [...].
È allora è proprio vero, c’è un vento che soffia sulle sponde del Tevere portando con sé un’eco antica, una tradizione che vuole gli uomini simbolo romani e romanisti front-man sul proscenio più importante della squadra del cuore: simboli di una dinastia che si fonda sull’appartenenza viscerale alla gente giallorossa. E Pisilli è colui che, per caratteristiche e attaccamento alla maglia, ha tutti i requisiti per spingere più in là nel tempo questa favola di calcio ambientata a Trigoria.
Perché il ragazzo di Casal Palocco, nato nel giorno di Paolo Rossi (23 settembre) e fidanzato con Anastasia, la nipote del grande Bruno Conti, è stato “benedetto” proprio dagli occhi della grande ex ala destra giallorossa. Che ha scovato tra le giovanili il baby mediano, rintracciandone per primo le doti. Centrocampista moderno che oggi qualcuno paragona a Marco Tardelli e che il tecnico Gian Piero Gasperini ha tolto dal mercato lo scorso gennaio vedendo in lui il Manu Koné del futuro o perché no, potremmo aggiungere noi, all’ultimo grande capitano romano e romanista, Daniele De Rossi, Capitan Futuro. Del quale Niccolò può ripercorrere le orme di gladiatore della Roma con la fascia di capitano addosso, avendo un profilo molto simile in termini di tecnica e aggressività, potendo pure giocare da incursore. Come farà sabato a Napoli [...].
In fondo per comprendere la natura di questa dinastia di leader occorre immaginarla come un fuoco sacro custodito all’interno di un tempio antico. Non è un fuoco che si accende e si spegne a ogni stagione: è un’unica, perenne fiamma che vede alternarsi i suoi custodi negli anni. Le origini di questo mito affondano negli anni della fondazione del club con figure leggendarie come Attilio Ferraris IV, primo storico leader e campione del mondo nel 1934, e Fulvio Bernardini, che incarnò la classe tecnica e l’intelligenza calcistica della Roma degli albori [...].
Poi fu il turno di Amedeo Amadei, il “Fornaretto” di Frascati, trascinatore assoluto e simbolo del primo storico scudetto nel 1942. Quindi, l’eclettico Egidio Guarnacci degli anni 50 e inizio 60. E col passare degli anni la fascia ha continuato a cambiare padrone ma non identità, appartenendo a uomini carismatici come Agostino Di Bartolomei, il capitano dello scudetto del 1983, lo stesso Bruno Conti e Giuseppe Giannini, il “Principe” elegante e combattivo degli anni 80 e 90, fino ad arrivare a Francesco Totti, l’Ottavo Re di Roma, che ha giurato fedeltà alla squadra conquistando lo scudetto del 2001 e superando ogni record. A raccoglierne l’eredità proprio De Rossi, con i suoi occhi intrisi di furore agonistico, e poi Alessandro Florenzi e Lorenzo Pellegrini.
Ora, però, il futuro appartiene a Pisilli, che sulla scia dei big e col supporto dei compagni può trascinare la Roma in una nuova fase e diventare il capitano che giocherà nell’anno del Centenario e la prima gara nel nuovo stadio di Pietralata. L’anima forte della Roma rimane in mani sicure e piedi caldi. Il gol allo Slovan racconta di un mediano con la fascia di capitano addosso che non ha paura e che davanti a quella luce nel tempo non arretra. Ed è questa la certezza per cui finché ci sarà un figlio di Roma a custodire quel fuoco, l’identità profonda del popolo giallorosso rimarrà immutata negli anni a seguire. Per sempre.
(Gasport)

APPENA ARRIVATO

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