Il calcio delle scommesse: per Conte l’accusa è frode, c’è anche Colantuono

La penna degli Altri
martedì, 10 febbraio 2015 alle 8:50
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LA REPUBBLICA (G. FOSCHINI / M. MENSURATI) - Da qualsiasi parte le si leggano, queste 108 pagine di chiusura indagini della procura di Cremona sono l’atto di accusa finale per il calcio italiano: nei fatti, perché mettono insieme una serie incredibile di nomi (130 indagati, più di 240 coinvolti tra calciatori, allenatori, dirigenti) e di partite (160, dalla Serie A alla Lega Pro) descrivendo un sistema fatto da criminali, lestofanti di ogni genere e grado che si associavano tra loro per alterare i risultati delle competizioni; ma anche nelle conseguenze, perché la giustizia penale arriva, sugli stessi fatti, a un giudizio ben diverso da quello della giustizia sportiva: qui si parla di sistema, appunto. Dall’altra parte invece hanno giudicato e dispensato pene come se si trattasse di «quattro sfigati», per usare una definizione dell’ex presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete.
IL CASO CONTE
Il caso più eclatante è quello del ct, Antonio Conte. A lui viene contestata la frode sportiva per due partite del 2011, quando era allenatore del Siena. C’è la gara contro l’Albinoleffe del 29 maggio, per cui la giustizia sportiva lo ha condannato per omessa denuncia. «Prima di quella partita — scrive ora il pm Roberto Di Martino — avvenne una riunione tecnica alla quale erano presenti i vice Alessio e Stellini in occasione della quale, anche a seguito del “benestare” di Conte, veniva presa la decisione definitiva di lasciare la vittoria all’Albinoleffe ». Frode dunque, dice la procura. Che accusa Conte anche per una gara contro il Novara (1 maggio, risultato 2-2), per la quale il ct era invece stato assolto dalla Figc. «Le due squadre oltre a garantire il risultato di “over” in funzione delle scommesse, si scambiavano reciprocamente la promessa di un pareggio. In particolare Conte comunicava ai suoi giocatori che era stato raggiunto dalle squadre l’accordo sul pareggio, così condizionando, anche in considerazione del ruolo di superiorità nei confronti dei calciatori della sua squadra, per la finalità di cui sopra, il risultato della partita». La ricostruzione del pm si basa anche sulle dichiarazioni di Carobbio (che i pm ritengono attendibili a differenza dei magistrati sportivi) e del portiere Coppola che, dopo aver negato tutto davanti a Palazzi, ha confermato invece a Di Martino la versione che Conte sapesse dell’illecito. Ora il ct azzurro ha 50 giorni per chiedere di essere ascoltato. Poi il pm chiederà il rinvio a giudizio e la sua posizione, come quella degli altri indagati, finirà sul tavolo di un gup. È certo però che non tornerà davanti alla giustizia sportiva perché Conte è stato già giudicato sugli stessi fatti.
LA VICENDA MAURI
La distanza tra giustizia sportiva e penale è evidente anche nella vicenda che riguarda Stefano Mauri, condannato dal Tnas a sei mesi di squalifica, mentre secondo la Procura di Cremona — che due anni fa lo ha arrestato — era uno dei principali protagonisti dell’associazione a delinquere, «tanto da manifestare la sua costante disponibilità a favore del gruppo degli Zingari, ad alterare in cambio di denaro il naturale risultato di partite della Lazio». Alterazioni che servivano anche alla sua squadra per «accedere alle massime competizioni europee». A Mauri vengono contestate manipolazioni di Lazio-Genoa e Lecce-Lazio del maggio del 2011, gara a proposito della quale i pm sottolineano anche «l’espulsione del portiere della Lazio e l’autorete procurata da Vives del Lecce», centrocampista oggi al Torino, anche lui indagato. Mauri si è sempre detto innocente. Ora avrà tempo per spiegare anche i contatti con un altro big del calcioscomesse, il bolognese Bazzani.
L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Il racconto che fa la Procura è quello di una vera epidemia. Un virus che da Singapore a Bologna, dalla Macedonia a Bari, è stato in grado di «commettere in via stabile e organizzata, con cadenza almeno settimanale, una pluralità di delitti» in modo da alterare partite di Lega Pro, serie B e serie A dal 2011 al 2013. Già, perché le partite sono state truccate fino al campionato scorso (53 in totale, tre in serie A, tra queste anche Palermo-Inter), malgrado l’esplosione dello scandalo, i processi e le condanne. L’associazione pensava a tutto. Anche a come riciclare il denaro. I soldi transitavano poi su conti esteri: Giuseppe Signori, uno dei capi dell’associazione, aveva aperto con Luigi Sartor un conto corrente a Panama al quale facevano riferimento conti svizzeri che avevano nomi di vini (Elisir, Cannonau, Teroldego, Syrah).
LE NOVITÀ
L’atto di accusa della Procura contiene poi una serie di novità rispetto all’impostazione principale, frutto dell’analisi dei telefoni degli indagati. La più rilevante è l’iscrizione nel registro degli indagati per frode dell’allenatore dell’Atalanta, Stefano Colantuono, per Crotone-Atalanta dell’aprile 2011. Per questa partita rischiano il processo sportivo altri calciatori: gli allora giocatori dell’Atalanta Peluso, Troest, Bellini e Ferri sarebbero stati informati da Doni della combine. Tra i giocatori in attività di serie A indagati oltre a Vives e Mauri ci sono anche Marilungo (Cesena), Terzi (Palermo) e Pellissier (Chievo). Si va verso l’archiviazione, tra gli altri, invece per il difensore della Juventus, Leonardo Bonucci, e per quello dello Zenit, Domenico Criscito, che per questa inchiesta saltò l’Europeo del 2012.

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