IL TEMPO (L. PES) - Un'altra vita per sognare. Gasperini si gode la sua Roma tra l'entusiasmo ritrovato nel riportare in alto una piazza così importante e la consapevolezza di avere a disposizione un gruppo di calciatori che segue con entusiasmo la strada tracciata. Stasera all'Olimpico il tecnico rincontra il suo passato, l'amore di un decennio che dopo i rimpianti dello scorso anno ora vuole battere davanti ai suoi «nuovi tifosi». I sei punti con Fiorentina e Lecce fatti di otto gol segnati e nessuno subiti hanno dato entusiasmo ma ora la Roma ha bisogno di conferme nel primo test probante della stagione. «Più che di maturità, che questa squadra ha dimostrato di avere, è una prova di forza, di valore. Incontreremo una squadra di assoluto valore, partita bene. Una gara che vale l'Europa che conta. L'Atalanta è cresciuta negli anni e ha superato non solo la Roma, ma parecchie squadre. Ci sono stati tanti scontri ravvicinati nelle giornate finali che hanno determinato la classifica, un po' come accaduto lo scorso anno. L'allenatore ha un suo peso ma è sempre la complessità di un ambiente, di una squadra a fare la differenza. La squadra è stata eccezionale lo scorso anno. Siamo sempre stati vicini al quarto posto, ma il finale di stagione ha determinato il risultato». La Dea come passato fatto di crescita e unione totale con la città. La Roma come nuova esperienza con una grande del calcio, una seconda opportunità dopo il capitolo oscuro con l'Inter di quindici anni fa. «Sicuramente questa esperienza mi ha arricchito, sono arrivato in un ambiente diverso dopo nove anni di grandi soddisfazioni e grande integrazione con la città e l'ambiente. Non è stata una scelta facile, ma sono felice di averla fatta perché non c'erano più le condizioni. Grande riconoscenza e grande rispetto però per l'Atalanta. Per risentirmi vivo, la piazza di Roma è stata il massimo, ti motiva, ti stimola e dovevamo migliorare la squadra, quindi c'era la sfida di dover migliorare quanto fatto fino a quel momento». La sfida con i nerazzurri apre un ciclo di due settimane di fuoco per i giallorossi che giovedì inizieranno la loro avventura in Champions a Istanbul col Fenerbahce per poi volare a Torino contro i granata di Abate e chiudere la fase iniziale della stagione, prima della lunga sosta, col big match contro l'Inter. «Bisogna andare avanti partita dopo partita. Vero che gli scontri sono ravvicinati ma è imprevedibile sapere quello che accadrà in campo. Noi abbiamo passato dei mesi con zero infortuni, ma quando inizi a giocare il campionato e la Champions qualche giocatore di ferma. Bisogna solo sperare che siano infortuni di basso livello. Quindi puoi anche fare un programma in cui pensi di far riposare uno o l'altro ma non è vero. Quello che cerco di fare, se qualcuno è affaticato, è di far giocare uno che sta molto bene. Alcune scelte sono fatte in quest'ottica». Nessun programma preciso, quindi, ma una scelta partita dopo partita, come accadrà questa sera, ad esempio, con Dybala che ieri ha svolto la rifinitura col gruppo ma che resta un dubbio nella testa dell'allenatore. Ma al di là dei dubbi e dei possibili infortuni, Gasp ha elogiato, come in tante altre occasioni, il gruppo squadra. Vero segreto, a suo avviso, dei miglioramenti degli ultimi mesi. «Sono innamorato di questo gruppo. Questo è un ambiente dove hai piacere a venire. Qui passiamo diverse ore assieme e quando sei dentro un ambiente dove non ci sono screzi, dove non c'è nessuno particolarmente antipatico, allora è straordinario vedere con quanto piacere si allenino, nonostante anche il caldo e la fatica. Il merito è dei giocatori. Indipendentemente dai risultati, il nostro è un ambiente molto sano». Tutti gli ingredienti, quindi, per provare a restare in alto, dando seguito a quanto di bello visto nelle prime due uscite. Intensità, automatismi e voglia di aggredire l'avversario senza sosta. Il vantaggio di riprendere il discorso con stesso allenatore e interpreti quasi uguali, con aggiunte di livello, rende la Roma tra le più credibili avversarie dell'Inter che i giallorossi affronteranno, sempre all'Olimpico, tra due settimane. Intanto, però, c'è l'Atalanta di Sarri, avversario ostico e dove il calcio si mischia alle emozioni tra i ricordi bergamaschi di Gasp, D'amico e De Roon e il passato da rivale di Sarri e quello romanista di Zalewski e Scamacca. Emozioni che inevitabilmente passeranno in secondo piano dopo il fischio d'inizio dell'arbitro. C'è voglia di correre.