Che bella Italia: gioco, pressing e personalità

La penna degli Altri
lunedì, 11 giugno 2012 alle 11:13
GASPORT (L. GARLANDO) - Alla fine ci è scappato un: «Peccato...» Perché siamo andati in vantaggio (Di Natale), perché ci hanno ripresi dopo 3 minuti (Fabregas), perché abbiamo avuto un match-point anche al 44' del secondo tempo (Marchisio). Basta quel «peccato» a dare il senso alla partita di Danzica. Recriminiamo per un pareggio contro la Spagna.
Cesare imperatore L'1-1 è buono, ma conta molto di più la risposta che cercavamo. Ora lo sappiamo: abbiamo una «squadra», nel senso ricco del termine, organizzata e solidale. Ci auguravamo che il biennio di bel gioco e coraggio non fosse finito in soffitta assieme al 4-3-1-2, ma nei cuori azzurri. L'augurio è andato a segno: l'Italia andava a cercarsi la palla lontano da Buffon per attaccare subito. Abbiamo creato e tirato tantissimo, fino alla fine, anche con la spia della riserva accesa. Uno spettacolo tattico, ma anche etico. Tra terremoti, infortuni e Procure, Prandelli ha dovuto cambiare tutto in pochi giorni, nella vigilia più tormentata della storia azzurra. L'eroe del giorno è lui. E la conferma viene dal grande azzardo: De Rossi difensore. È stato il migliore, imperioso nelle due fasi: chiusure da manuale del vecchio libero e cambi di gioco da regista. Aveva la mano fasciata, ma a tratti sembrava avesse il braccio al collo, come Beckenbauer.
MiniMario Non era facile neppure la scelta di togliere Balotelli, col rischio di sotterrarlo psicologicamente, dopo un gol divorato a inizio ripresa. Prandelli, temendo una reazione nervosa (era già ammonito), lo ha tolto e cinque minuti dopo gli ha segnato Di Natale. Mario, il più atteso, è stata l'unica nube di un pomeriggio azzurro. A parte sfumature tattiche da mettere a posto: gli esterni, per esempio, che nel 3-5-2 recitano un ruolo chiave, non hanno ancora la personalità per incidere a questi livelli. A un dirimpettaio modesto come Jordi Alba, Maggio avrebbe dovuto imporre molto di più. Giaccherini ha sgobbato tanto, però... Ma, per ora, è grasso che cola: le idee incisive di un ottimo Cassano, la personalità di Motta, il solito Pirlo...
Caccia grossa La risposta di Del Bosque alla difesa a 3 è rinunciare alla punta di ruolo per togliere punti di riferimento. Fabregas finto centravanti e melassa di tiki-taka. All'inizio non vediamo la palla e un po' di ansia ci viene. Ma è il tempo che serve agli azzurri per mettere in atto l'inedita disposizione tattica, poi cresciamo in modo netto e sorprendente. La cosa più bella è vedere che riusciamo ad alzare la zona di caccia: Marchisio e Thiago Motta escono a pressare alti. Non lasciamo che gli squali del palleggio circondino l'area di Buffon. Gli spagnoli non riescono a imporci il torello previsto. Recuperiamo e ripartiamo. Al 22' il possesso palla torna in equilibrio. Abbiamo guadagnato campo e sicurezza.
Vendetta Di Natale E non è tutto. Quando recuperiamo palla, sappiamo cosa farne. Alla Spagna non basta pressare Pirlo, perché Motta, De Rossi e Bonucci lo assistono nell'impostazione. Cassano, ispirato, conclude due volte e due volte arma Marchisio e Motta che costringono Casillas alla prodezza. Notate: Marchisio e Motta, centrocampisti che attaccano l'area come nel vangelo di Cesare: tutto riesce a meraviglia. Ci manca solo Balotelli. Un delitto giocare così e non segnare. La Spagna, senza punte, riesce a pungerci solo con lo splendido Iniesta che tra Marchisio e Bonucci trova spesso varchi. È ancora lui a spaventarci a inizio ripresa, poi la mega-occasione di Balotelli, che strappa palla a Sergio Ramos e s'invola tutto solo verso la gloria. Ma in quell'attimo, sulle spavalde spalle di Mario, cadono le turbolente emozioni dei suoi 21 anni: le gambe si piombano, lo recuperano. Viene sostituito. Di Natale segna un gol (16') che gli sana un livido vecchio quattro anni: rigore sbagliato a Euro 2008.
Grazie Niño Il vantaggio fa più male a noi che a loro. Molliamo un filo la feroce concentrazione e paghiamo dopo tre minuti. Bonucci sbaglia l'appoggio a Pirlo e Xavi trova la squadra sbilanciata. Giaccherini perde Fabregas che infila Buffon. La Spagna ci prova con Torres, che sbaglia più di Balotelli, e con la spinta di Jesus Navas che soffriamo. Con Giovinco e Nocerino, Prandelli soccorre una squadra che non rinuncia mai ad attaccare, come dimostra l'ultima occasione di Marchisio. Il pareggio è onesto e di qualità perché, in una partita bellissima, la Spagna ha recitato da Spagna. «Vincere incoraggia nei momenti difficile
», aveva detto Napolitano prima del match. Ma anche pareggiare così, vero Presidente?

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