A' Carogna, Barone e Diabolik: ecco i padroni delle Curve

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domenica, 04 maggio 2014 alle 18:49
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Si chiamano 'A Carogna, Diabolik, quando va bene Sandokan: e i nomi sembrano già dire tutto, sulla propensione etica dei personaggi in questione. Sono i padroni delle curve, quelle figure con le quali trattare (o, nella migliore delle ipotesi, fare i conti) quando la tensione negli stadi sale, com'è avvenuto ieri sera all'Olimpico per la finale di Coppa Italia. Leader riconosciuti dai tifosi più duri, gli ultrà: ma anche piccoli imprenditori di quel suk senza confini che è ormai diventata la curva. Eppure, secondo Fabrizio Piscitelli, in arte Diabolik, leader storico della curva Nord dell'Olimpico (quella laziale), la definizione di 'Irriducibilì è diventato nel tempo «sinonimo di stile, novità e coerenza».
'Diabolik', attualmente in prigione per traffico di stupefacenti, in una lettera indirizzata agli ultrà laziali, recentemente lamentava un cambio generazionale e la conseguente «mancanza di guida» per i più giovani. Così come le società di calcio curano i propri vivai, ci deve essere anche un settore giovanile nella tifoseria organizzata visto che, grazie anche ai numerosi Daspo inflitti negli ultimi anni, le gerarchie del tifo nelle curve sono spesso mutate, senza per questo modificare la sostanza delle cose. La mappa degli ultrà italiani è variopinta e spesso politicamente scorretta. Si calcola siano circa 41 mila i tifosi, divisi fra quasi 400 gruppi organizzati: una cinquantina di estrema destra, una quindicina di estrema sinistra e una decina 'mistì, secondo una recente stima dell'Ucigos, l'Ufficio centrale per le investigazioni generali e le operazioni speciali. Più della fede calcistica, in talune circostanze, prevale l'appartenenza politica: ma dovunque ci sono figure di riferimento, i capi.
A Genova (sponda Genoa, dove il leader è Fabrizio Fileni, l'uomo che, attaccato alla rete, ordinò ai giocatori rossoblù di consegnare ai tifosi le maglie in una giornata infausta per la sua squadra, ma anche per tutto il calcio) si trova il '5 Rossò, nella Torino granata gli 'Stendardì, il Weiss Schwarz Brigaden è di stanza a Cesena. A Livorno Che Guevara è il simbolo di una tifoseria la cui fede politica non ha segreti. Da sud a nord, il tifo organizzato ha quasi sempre dettato legge, senza scendere mai a compromessi. La criminalità organizzata trova terreno fertile e s'insinua fra le curve, ma non solo. È di pochi giorni fa la notizia che Salvatore Lo Russo, capo dell'omonimo clan di camorra a Napoli, conosciuto anche con il soprannome dei 'capitonì e arrestato a Nizza, era stato fotografato più volte mentre assisteva alle partite da bordocampo, nel San Paolo. Allo stadio di Palermo, una volta, venne esposto uno striscione contro il 41 bis, il regime di carcere duro per i boss. Sempre a Palermo, negli anni '80, la gestione del tifo era affidato a un centro di coordinamento presieduto Anna Maria Tornabene, che tutti chiamavano la 'Signorinà. Ma aveva pugno di ferro. Dopo di lei sono saliti alla ribalta Brigate rosanero, Vecchia guardia e Warriors. A Catania, dalle Falange d'assalto rossoazzurre capeggiate dal 'leggendariò Ciccio Famoso, si è passati agli Irriducibili della curva sud. Luca Lucci è il portavoce della curva sud del Milan, ma non mancano i nostalgici dei Commandos tigre. Giancarlo Capelli, detto il Barone, è uno dei leader storici della tifoseria rossonera.
Sandokan, invece, è considerato il protagonista dello scioglimento dei vari gruppi organizzati, con la conseguente fusione in un unico sodalizio chiamato 'Curva sud Milanò. A Torino, i Drughi (citazione dal film Arancia meccanica) e i Tradizione hanno monopolizzato la curva sud, subentrando ai Fighters e agli Antichi valori. Recente la polemica con Mariella Scirea, moglie di Gaetano, che aveva condannato i cori razzisti partiti proprio dalla curva che porta il nome dell'ex bandiera bianconera. A Roma, in curva sud, gli Asr Ultras spodestarono gli storici Cucs; sulla curva opposta, il tifo organizzato da tempo ormai ha dichiarato guerra al presidente laziale Lotito, con gli Irriducibili subentrati nell'era Cragnotti prima ai Viking, poi agli Eagles. Tutti con un capo, alle cui logiche rispondono i tifosi: molto di più che agli interessi della propria squadra.
(ansa)

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