Batoste, manine e trofei: Mourinho e l’arte di reagire

La penna degli Altri
martedì, 06 settembre 2022 alle 8:08
mourinho roma monza
Sottil come Conte e Guardiola. Forse più come Knutsen. Lo diciamo per questione di blasone e palmares, ma statisticamente, da domenica sera, può essere accostato agli altri: è infatti tra i tecnici in grado di rifilare una delle sconfitte più pesanti della carriera di Mourinho.Non la più eclatante, ma quella più importante nella sua storia in Serie A, finora vissuta sulle panchine di Inter e Roma. Per uno allergico al concetto di sconfitta, rapportarsi con pesanti ko rimane qualcosa di molto complicato, qualcosa che gli procura un fastidio quasi epidermico, gli si legge in faccia che, tra i possibili esiti di una partita, sia quello che fatica proprio ad accettare. Ma la disfatta, che macchia in maniera irreversibile il curriculum, può essere bilanciata solo dai risultati del campo: quello che più conta è rialzarsi e rispondere con i fatti. E la storia di Mourinho, sotto questo punto di vista, fa emergere una chiara e beneaugurante equazione: ad ogni batosta corrisponde un trofeo. Partiamo dalla storica “manita” subita dal Real Madrid dello Special One contro il Barça Guardiola, il 29 novembre 2010: una partita umiliante per il blasone del Galacticos. Il Barça inoltre eliminò il Real nelle semifinali di Champions League ma perse la finale di Copa del Rey al Mestalla di Valencia. Decise Cristiano Ronaldo. Dalla Liga alla Premier: il 23 ottobre del 2016 Mou subisce un’altra pesante sconfitta, stavolta sulla panchina del Manchester Utd, allo Stamford Bridge, con il Chelsea di Antonio Conte. Un poker senza storia, ma anche l’inizio della svolta: la vittoria con il Manchester City nella sfida seguente, un passo falso trascurabile con il Fenerbahce ma soprattutto una scia incredibile di 17 risultati utili consecutivi, con 9 vittorie di fila. Al termine della stagione nella bacheca dei Red Devils entreranno la Coppa di Lega e l’Europa League. Il resto è storia recente, con la disfatta di Bodø (6-1) che diede il via ad una selezione naturale, le scelte che determinarono il gruppo sul quale puntare e con il quale vincere la Conference League a Tirana.
(La Repubblica)

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