Stadio sì, stadio no. Tutto dipende dagli espropri

La penna degli Altri
giovedì, 31 luglio 2014 alle 10:56
vista dallinterno del nuovo stadio della roma cover
IL TEMPO (F. MAGLIARO) - C’è un capitolo nella storia dello Stadio della Roma che ancora non è stato esplorato e che, insieme a infrastrutture, parcheggi, mobilità e cubature, deve essere sciolto dalla Conferenza di Servizi di oggi. Si tratta degli espropri. Ed è un tema che può incidere sull’esito finale dell’opera. Presentando il progetto la Eurnova non ha indicato il «piano particellare», vale a dire l’esatto elenco delle aree interessate dal progetto. Aree che vengono identificate sul foglio del Catasto con dei numeri. È un documento fondamentale perché serve a identificare esattamente l’area su carta, determinarne precisamente la superficie interessata e stabilirne la proprietà. Tutto ciò al fine di avviare correttamente le procedure di esproprio.E non stiamo parlando di pochi metri quadri: nello studio di fattibilità presentato dalla Eurnova si legge, infatti, a pagina 14, che il «progetto di sviluppa su un’area di 547.015 metri quadri di proprietà di Eurnova; 86.716 di proprietà pubblica e 451.789 di proprietà di privati che sarà assoggettata ad esproprio». In sostanza, quindi, su un totale di 1.085.520 metri quadri interessati da tutto il complesso Stadio di Tor di Valle, il 50,4% è di Eurnova; il 41,6% è da espropriare e l’8% è di proprietà pubblica.
Per gli espropri, i proponenti mettono in conto di dover spendere poco più di 30 milioni di euro per le indennità. Gli uffici capitolini hanno fatto una prima scoperta: circa 46mila metri quadri è vincolato a riserva naturale; la proprietà è della Tenuta dei Massimi, parco di Roma Natura, società regionale. Sull’area in questione, da progetto, dovrebbe essere costruita la rotatoria fra l’Ostiense e la via del Mare. Non che quest’area non sia espropriabile e non possa cambiare di destinazione d’uso. Ma non dovrebbe poter essere il Comune a farlo. Occorre una variante urbanistica che dovrebbe spettare alla Regione. Condizionali d’obbligo visto che è in atto una sorta di querelle interpretativa delle norme fra i diversi uffici capitolini interessati.
Secondo problema: tutto l’intervento riguarda una cinquantina di particelle catastali: 2 di proprietà Eurnova, 10 pubbliche e 37 di privati. Fra queste ultime, 23 risultano essere di tre società riconducibili, secondo le voci di Campidoglio, al gruppo Armellini. Tanto che, nei giorni scorsi, all’assessorato all’Urbanistica si sarebbe presentato un emissario del gruppo che avrebbe presentato domanda di accesso agli atti dello Stadio. Abbiamo provato a contattare l’avvocato Piselli, storico legale del Gruppo Armellini, il quale si è limitato a un sobrio «non ne so nulla». Se le voci trovassero conferma, si aprirebbe un nuovo fronte di dispute legali.

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