Ma il calcio italiano lo ha rifiutato

La penna degli Altri
venerdì, 11 maggio 2012 alle 12:13
CORRIERE DELLA SERA (L. VALDISERRI) - «Me ne vado perché non posso più darvi il 100%». Basterebbero queste poche parole per riassumere i dieci mesi di Luis Enrique sulla panchina della Roma, dal ritiro di Riscone di Brunico fino all’allenamento di ieri, a Trigoria, quando ha annunciato ai giocatori e allo staff quello che già sapevano:
Intendiamoci: il settimo posto in campionato, due derby persi, l’eliminazione dall’Europa League nei preliminari, sedici sconfitte stagionali sono un’arma potentissima nelle mani di chi pensa che Luis Enrique sia stato soltanto un bluff. Ma perché, allora, Franco Baldini lo ha difeso strenuamente? Perché Totti e De Rossi, a nome della maggioranza della squadra volevano che rimanesse anche nella prossima stagione? Perché molti tifosi —magari meno rumorosi di altri, ma sono comunque molti— lo hanno sostenuto? Perché tanti colleghi hanno parlato bene di lui? Tutti impazziti? Tutti incantati dal pifferaio magico venuto dalle Asturie? Forse la risposta è questa: Luis Enrique era il simbolo del calcio che non abbiamo e che, proprio per questo, hanno un suo particolare fascino.
La differenza è la quantità di utopia che ci permettiamo: molta nei sostenitori di Luis; poca o nessuna in chi lo considera il peggior allenatore della Roma dai tempi di Carlos Bianchi. C’è chi ha visto fin troppo e chi non ha visto abbastanza. Esiste un calcio anche senza Luis Enrique. Di più: Il calcio di Luis Enrique non si è proprio visto, tranne che in poche ma spettacolari occasioni: a Bologna, contro l’Inter, contro l’Udinese, in alcuni spezzoni di partite che poi, magari, non sono finite neppure bene. Però la figura di Luis Enrique sul calcio italiano ha avuto lo stesso un impatto molto forte. Ha tenuto un comportamento coerente con le sue parole d’ordine (esempio: non si parla degli arbitri). Non ha scaricato su altri responsabilità che andavano condivise. Ha dato il 100% di quanto aveva dentro. Forse di più. E proprio questo darsi completamente lo ha consumato. Bravo o scarso che sia stato, alla guida della Roma, questo gli va riconosciuto. Suerte, Luis: la strada è ancora lunga. Farne un pezzo insieme è stato tutto tranne che noia.

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