Gol e fantasia, il futuro è Ciciretti

La penna degli Altri
sabato, 26 giugno 2010 alle 6:28
IL ROMANISTA (V.META) - All'indomani della grande prestazione con cui la Nazionale ha stregato il pubblico del Mondiale, l’Italia ringrazia il suo numero dieci: il romanista Amato Ciciretti". Mentre la mancanza di fantasia rientra fra le accuse più ricorrenti mosse alla squadra di Lippi, l’auspicio è che la fanta-citazione di cui sopra possa trasformarsi in realtà di qui a qualche anno. Significherebbe che la Roma è tornata a prestare alla Nazionale il suo numero dieci. D’altra parte Ciciretti, atipico play- maker degli Allievi Nazionali campioni d’Italia, è nato nell’ultimo giorno dell’anno in cui Totti ha fatto il suo esordio in serie A
Di certo, lo scudetto conquistato dieci giorni fa rappresenta il coronamento di una stagione ai limiti della perfezione, che ha visto la Roma dominare in tutte le competizioni che ha affrontato. Una stagione che per Amato ha conosciuto un momento di svolta quando Stramaccioni ne ha varato la metamorfosi tattica e da trequartista, l’ha trasformato in regista basso. «Dovevate vedere la sua faccia quando gliel’ho detto...», ha scherzato il tecnico. «In effetti all’inizio non ero molto convinto di poter riuscire a giocare in quel ruolo - ha ammesso il diretto interessato -, però poi con il lavoro ce l’ho fatta. Certo, prima potevo permettermi di aspettare che mi arrivasse la palla, mentre ora mi si richiede qualche sacrificio in più. Però se vuoi ottenere dei risultati, bisogna che anche gli attaccanti diano una mano alla squadra». Niente di più facile quando si può contare su un gruppo come quello giallorosso: «Ormai ci conosciamo da sette anni - sorride Ciciretti -, siamo quasi tutti romani e siamo pure molto amici. Quand’è così, vincere insieme è ancora più bello». Nonostante la posizione più arretrata, i gol sono arrivati a pioggia: «Devo dire che non me l’aspettavo. Sono contentissimo. Il più bello? Forse quello che ho segnato al Siena, quando tutti si aspettavano che fosse Caprari a calciare in porta e invece ho tirato io. Il più importante, però, è sicuramente quello della finale contro la Juve». Poco importa che dalle parti di Coverciano finora non abbiano avuto grande considerazione per lui. L’auspicio è che il ’93 e i capelli biondi non restino gli unici punti di contatto con il capitano.

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