Quel biglietto sul vetro

La penna degli Altri
domenica, 28 febbraio 2010 alle 9:29
IL ROMANISTA (A. MANDOLESI) - E' dura la trasferta di Napoli, a dispetto di una recente tradizione che ci ha propiziato sempre belle partite e ottimi risultati. Oggi, poi, il confronto è doppiamente delicato: primo per la classifica che, dopo il pareggio dell’Inter ha riaperto la lotta per il primo posto, secondo per la ripercussione che potrebbe avere dopo la prima vera delusione della stagione seguita alla eliminazione dalla Europa League. Come non bastassero le contrarietà di questa settimana, destino ha voluto che neppure a Napoli la..
League. Come non bastassero le contrarietà di questa settimana, destino ha voluto che neppure a Napoli la
squadra riuscirà a recuperare qualcuno degli assenti eccellenti. Con De Rossi fuori forma, credo sia veramente impossibile poter rinunciare contemporaneamente a Julio Sergio (che para), Pizarro (che fa il gioco), Toni (che segna) e Totti (superflua ogni parola). Ciliegina sulla torta (si fa per dire) la squadra sarà sola contro 70.000 tifosi che spingeranno gli azzurri all’impresa.
Ci crederete o no, è proprio questa, tra tutte le avversità, quella che più mi disturba. La trasferta è vietata ai tifosi della Roma per ragioni di ordine pubblico. Il pensiero, allora, torna ai tempi del gemellaggio, quando un tifoso giallorosso poteva recarsi tranquillamente nel capoluogo campano senza rischiare la propria incolumità. Non sono un amante dei gemellaggi (gli amori smielati stonano quasi quanto le ostilità
accanite), però era bello potersi recare con gli amici in trasferta, gustarsi la partita, tifare per la Roma e ritornare a casa tranquillamente.
A tal proposito vissi in prima persona un episodio estremamente significativo nella stagione 1991-92, quella che seguì la finale di Coppa Uefa contro l’Inter. Ottavio Bianchi era ancora l’allenatore e, prima di cedere il posto a Boskov, si piazzò quinto in classifica proprio dietro al Napoli malgrado le note del ritornello “Ottavio Bianchi pelato, la Roma ci hai rovinato...” cominciassero ad aleggiare sempre più intensamente in Curva Sud. In Coppa Italia, dopo avere eliminato nei sedicesimi la Lucchese allenata da Lippi che si avvaleva a entrocampo di un certo Eusebio di Francesco, la squadra fu costretta ad affrontare il Napoli negli ottavi. A Roma la partita di andata finì 1-0 grazie ad un rigore trasformato da Rizzitelli a cinque minuti dalla fine. La qualificazione, quindi, rimaneva in bilico. Per il ritorno, 4 dicembre, mi misi in marcia per Napoli appena dopo pranzo (si giocava di sera) per sistemare in tempo gli strumenti che mi avrebbero consentito la radiocronaca.
Verso le quattro e mezza del pomeriggio ero già alle porte della città, ma non avevo fatto i conti col traffico. Non era un giorno festivo ed io dovevo percorrere molti chilometri della tangenziale per arrivare allo stadio. Per farla breve, giunsi al San Paolo soltanto a pochi istanti dall’inizio. Non c’era un parcheggio libero, la partita stava iniziando e non avevo più un attimo di tempo. Fui costretto, così, a lasciarla esattamente davanti al cancello della Curva B, il cuore del tifo azzurro.
Provate ad immaginare una macchina targata Napoli sotto il cancello della Curva Sud con tutta la buona volontà non sarei così sicuro di rivederla intatta! L’andamento della partita, poi, aggravò la situazione perché dopo due reti di uno scatenato Rizzitelli che ci fecero pensare ad una passeggiata, Pusceddu accorciò le distanze alla fine del primo tempo e Careca segnò una doppietta al 25’ della ripresa. Gli ultimi 20 minuti furono un assalto alla baionetta. Parate pazzesche di Cervone, due pali di Zola, salvataggi sulla linea di porta Finì 3-2 e la Roma passò il turno. Felice come un bambino feci le mie interviste senza pensare ad altro, e solo quando uscii dallo stadio mi ricordai di aver lasciato la macchina sotto la Curva B. La ritrovai intatta con un biglietto sul tergicristallo: “
Siete stati fortunati ed avete passato il turno. La prossima volta, però, parcheggiate da un’altra parte
”. Sono trascorsi neppure 20 anni da quel biglietto, ma sembra ne siano passati 200

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