14 GIUGNO 1986 - 30 anni fa la sesta Coppa Italia romanista

Corsi e ricorsi
di zuma
martedì, 14 giugno 2016 alle 19:26
pruzzo alza coppa italia
LAROMA24.IT (Federico Baranello ) - Il 14 giugno 1986 arriva all’Olimpico la Sampdoria per la gara di ritorno della Finale di Coppa Italia. L’andata è finita 2-1 per i blucerchiati e il gol di Tovalieri a Marassi è davvero un bottino importante nell’ottica del doppio scontro. La Roma si presenta con una formazione “riempita” di giovani per l’assenza dei titolari impegnati in Messico per i mondiali. Mancano infatti Tancredi, Conti, Ancelotti, Nela e Boniek. Siamo all’indomani della splendida cavalcata in campionato finita tragicamente (in senso sportivo) contro il Lecce. Tengono banco il caso Bonetti e il caso Dundee.
In questa atmosfera si gioca la Finale di Coppa Italia. Prima della partita la rabbia verso le istituzioni del calcio si trasforma in striscioni di protesta: “F.I.G.C. trema, Roma non ti ama”, “I soldi di Viola fanno parlare, quelli degli altri fanno tacere”, “L’Italia calcistica rimpiange Artemio Franchi”, “F.I.G.C. le vostre manovre sono sempre più sporche”. Poi ancora “Sordillo disonesto, hai ottenuto ciò che volevi”, “Sordillo, raccontaci Italia-Camerun” e “Uomo del sud, mafioso del Nord”
quelli rivolti al Presidente Federale.
Finalmente le squadre entrano in campo. La Roma, costretta a vincere, si proietta in avanti sin dalle prime battute. I blucerchiati, invece, cercano di addormentare il gioco. Ci si avvia verso la fine della prima frazione di gioco quando al 44’ Tovalieri entra in area e viene atterrato da Mannini. L’arbitro Lanese decreta la massima punizione che Desideri realizza con una “gran botta”. Nella ripresa la Sampdoria cerca di accelerare e i giallorossi giocano in contropiede. C’è il tempo di vedere l’espulsione di Graziani per reazione e un paio di interventi notevoli del giovane portiere giallorosso Gregori.
La Roma soffre. Subire un gol significherebbe perdere la coppa. Subire un gol significherebbe perdere ancora. Due volte in una stagione no, non si può. All’86’ Eriksson decide di far entrare Cerezo, forse solo per la passerella finale. Lui, che solo perché non al meglio della condizione non è in Messico. Ad un minuto dal termine succede quello che non ti aspetti. Ad un minuto dal termine il calcio diventa poesia: Toninho è al centro dell’area, non proprio la sua posizione, ma evidentemente ha un appuntamento con il pallone che Impallomeni mette al centro. Un cross di rara precisione in favore di Toninho il quale lo raccoglie di testa in elevazione e lo deposita in rete.
L’Olimpico è una bolgia, la paura è spazzata via. Si può finalmente gioire. E può gioire Cerezo, per l’ultima volta con la maglia giallorossa sulla sua pelle. Toninho esulta ormai a torso nudo verso la Sud che incita a gran voce il suo nome facendolo scoppiare in lacrime, un saluto sentimentalmente forte. Pruzzo può alzare al cielo la sesta Coppa Italia della storia giallorossa.

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