ROMA-INTER: le pagelle. NAINGGOLAN "Carica delle 101" 7 - DZEKO "Paradosso" 5

Pagelle
di zuma
domenica, 20 marzo 2016 alle 3:52
nainggolan mezzobusto
LAROMA24.IT (Mirko Bussi ) - Come nell'ultimo test prima di lasciare il lettino dello psicanalista, quando al paziente viene concesso di guardare ciò che era prima della cura, la Roma ritrova il pareggio che l'aveva ridotta in fin di vita. L'1-1 con l'Inter è più gradevole dopo aver riletto la cronaca degli eventi con i giallorossi che hanno risalito la corrente alla ricerca della preda fino a rischiare di azzannarla definitivamente.
Nainggolan è il migliore, Dzeko, Florenzi e Manolas i peggiori.
SZCZESNY 5,5 - One shot, one goal
. Più o meno. Parando avrebbe scavalcato in salto l'ampia sufficienza, senza farlo sfiora il 6, come fa col tiro di Perisic.
FLORENZI 5 - Quando le onde della partita si alzano la sua prestazione vacilla pericolosamente, facendosi sbatacchiare qua e là. Abituato a giocare su 60 metri, vista l'interpretazione del ruolo, Perisic lo obbliga ad allungarsi fino agli 80: la lotta di ruolo tra chi sta dietro a chi la vince il croato, con il romanista che regala poco davanti ed offre molto, all'interista, dietro.
MANOLAS 5 - Sull'impostazione il greco rischia di cadere in imbarazzo anche su una domanda a piacere, figurarsi se chiamato a rispondere sotto pressione come lo interroga l'Inter specialmente nella parte centrale del match. Piega la partita con un rilancio privo di mittente e rischia addirittura di concedere l'inatteso bis nel finale. Sul resto del programma difensivo, invece, è quasi impeccabile.
RUEDIGER 6 - L'Inter si srotola preferibilmente dall'altro lato: dalla sua parte si vive nella relativa tranquillità.
DIGNE 6 - Il lato sinistro romanista è quello meno percorso dall'Inter, tanto che forse potrebbe ricevere qualche lamentela per non aver sfruttato la libertà convertendola in spinta offensiva. DAL 81' EMERSON SV - Senza voto. E senza volto, fino a poco fa.
PJANIC 6 - Classe operaia: 10 palloni recuperati, come nessun altro in campo, oltre 12 km percorsi, dietro solo a Perotti tra i romanisti ma pure 9 palle perse, più di tutti i compagni. Produzione alta ma ne risente la qualità: manca il suo tocco che lubrifichi la manovra, permettendole di scorrere fluida.
KEITA 5,5 - Dovrebbe offrire un contributo maggiore nella ricerca di una soluzione che stemperi il pressing offensivo col quale l'Inter creava impaccio a Manolas e Ruediger. DAL 57' DZEKO 5 - Più del tiro esploso più vicino agli spalti che alla porta di Handanovic, più dei tocchi indecisi, di qualche duello perso, ad immalinconire è il momento in cui è d'intralcio a quel tiro di Salah che aveva preso una scia interessantissima. Doveva essere la scalamobile per il posto più alto del campionato, finisce per essere lo scudo dietro cui l'Inter para il sorpasso romanista. Sbagliando, nella scelta e nell'esecuzione, fa la cosa giusta, come nell'azione dell'1-1. Paradosso.
NAINGGOLAN 7 - La carica delle 101 presenze: tambureggia a centrocampo, quindi progetta e realizza l'azione dell'1-1. Da lì è un trionfo di tiri: uno parato, un altro fuori.
SALAH 6,5 - Una volta il guardalinee, un'altra Handanovic, un'altra...Dzeko: tre ostacoli sulla via del gol che percorre col tipico passo lesto.
PEROTTI 6 - Il discorso non è poetico come si era manifestato recentemente, però mantiene una discreta prosa inserendo scelte stilistiche apprezzabili come il cross fatto su misura per il colpo di testa di Dzeko poi parato da Handanovic. Difetta, forse, nel leggere e interpretare la trama della partita, che lo avrebbe voluto più "centrocampista" per aumentare le possibilità di giocata e dissolvere l'alta pressione interista.
EL SHAARAWY 6,5 - Effervescente nel primo tempo, leggermente nel secondo: con due tiri va vicino al bersaglio grosso. DAL 93' DE ROSSI SV - Nella speranza di ricevere 30" omaggio in più?
SPALLETTI 6 - Superata la missione di "Salvate il soldato Edin", torna all'attacco "Small" come già fatto nelle gare più importanti giocate finora: l'andata contro il Real Madrid e la Fiorentina. La presenza di Dzeko, al di là della condizione psicofisica del bosniaco, sembra allontanare la squadra dal fraseggio corto perché troppo ingolosita dalla scorciatoia del lancio sul numero 9. Non sembra avere comunque l'intuito ispirato nella scelta dei cambi.

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