Troppe gare all’Olimpico? Tranquilli, calcio e rugby ormai sanno convivere

La penna degli Altri
sabato, 28 febbraio 2015 alle 11:28
olimpico panoramica
GASPORT (R. PARRETTA) - Mentre viaggia spedito verso i 55mila e il sogno 60mila in vista della sfida scudetto di lunedì con la Juventus, lo stadio Olimpico si prepara per un marzo stressante. Come accade infatti ormai dal 2012, nei mesi di febbraio e marzo il calcio deve convivere con gli impegni della Nazionale di rugby nel Sei Nazioni. Che sono, di norma, due negli anni pari e tre negli anni dispari.
CINQUINA STELLARE Per un Olimpico che quindi tornerà nella sua versione extralarge. Versione che lo scorso anno, anche se non per via del Sei Nazioni, fece arrabbiare Rudi Garcia:
«Non è possibile giocare una partita di calcio due giorni dopo quella di rugby, è una strana programmazione», disse il tecnico giallorosso. Era novembre, l’Italia avrebbe affrontato al sabato l’Argentina e due giorni dopo la Roma avrebbe ospitato il Cagliari. Garcia, che non capiva come fosse possibile per il nostro Paese non avere un suo stadio di rugby (anche se in Francia negli ultimi anni accade sempre più spesso che per le grandi partite di rugby, anche di club, si vada nei grandi stadi di calcio, come a Marsiglia o a Nizza), andò a vedere ItaliaArgentina e se ne uscì però decisamente rassicurato. A ingolfare la programmazione dell’Olimpico ha ora, fortunatamente, contribuito proprio la sua Roma, grazie alla qualificazione agli ottavi di Europa League, con il ritorno RomaFiorentina fissato a giovedì 19 marzo. In quella settimana, tra domenica 15 e domenica 22, l’Olimpico potrebbe dover ospitare 5 partite in 8 giorni: si comincia il 15 con ItaliaFrancia (ore 16), quarta giornata dei Sei Nazioni, si prosegue lunedì con il posticipo RomaSampdoria (obbligatorio visto l’impegno in coppa a Firenze del 12), poi giovedì arriva il ritorno con i viola (alle 19), sabato 21 c’è ItaliaGalles (ore 13.30) e si chiude con LazioVerona del giorno dopo alle 15 (ma che la Lega potrebbe anche ricollocare a lunedì). Ricordando che il rugby ha bisogno di avere il campo a disposizione per i captain’s run (le rifiniture) che le squadre tengono nella mattina e nel primo pomeriggio del venerdì. Ma il tutto scorrerà liscio, anzi, sempre meglio, visto che in quattro anni Coni servizi ha perfezionato le procedure ottimizzando tempi e risorse.
COLLABORAZIONE Il tutto reso grazie anche a una proficua collaborazione con le istituzioni del calcio, con la Lega, sempre disponibile a programmare rispettando le esigenze del rugby e di Coni servizi. Ma cosa accadrà quindi nelle giornate più critiche? Una squadra di una quarantina di persone è addetta al cambio dell’assetto del campo, mentre fra manutenzione, pulizia e vigilanza il totale delle persone coinvolte sale a 70. Cosa fanno? Per esempio, oltre a passare dalle porte di calcio ai pali ad acca (e viceversa), si lavano via le vernici, per le quali sono state trovate soluzioni nuove e moderne, e si rifanno le righe, si modifica la lunghezza del campo, si tolgono o rimettono le panchine (nel rugby non ci sono), si ricollocano i led.
MIX L’aspetto più importante riguarda però le condizioni del prato. Coni servizi programma tutto ad agosto: negli anni, le decisioni più importanti hanno riguardato il mix utilizzato per il manto erboso e i suoi sottostrati e l’utilizzo di sei lampade che garantiscono la fotosintesi. E questo prato non teme più nemmeno le violente mischie e i tacchetti dei rugbisti. In IrlandaFrancia dell’8 febbraio, per esempio, ce ne sono state 4 importanti, di cui 3 molto dure, per le quali nella fase di rizollatura si è applicata una nuova tecnica: non si srotola più la lunga striscia di campo per sostituirla, ma si provvede a un mini «rattoppo»
, che garantisce risultati migliori, minore impatto e che soprattutto velocizza i tempi. Si interviene, insomma, solo sul fazzoletto interessato. È grazie a tutto questo che oggi fra calcio e rugby regnano rispetto e equilibrio. E che le perplessità sono figlie di luoghi comuni e impreparazione sul tema. Senza dimenticare che il rugby porta all’Olimpico sempre non meno di sessantamila spettatori: il modo migliore per guadagnarselo, quel rispetto.

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