Parnasi resta in carcere. Il gip: "Non ha collaborato"

La penna degli Altri
sabato, 07 luglio 2018 alle 13:59
stadio roma parnasi 15615
IL MESSAGGERO (S. MENAFRA) - Il sì della procura, alla vigilia, era sembrato perentorio. Quasi una garanzia che le parole consegnate da Luca Parnasi ai pm, quel lungo interrogatorio durato due giorni con una notte in mezzo, fossero sufficienti a dimostrare il «
ravvedimento», allontanare l’ipotesi che potesse proseguire nei reati o occultare le prove, e dunque a riportarlo a casa. La gip Maria Paola Tomaselli, invece, non è stata di questo parere e a sorpresa ieri ha firmato un’ordinanza che tiene l’imprenditore in carcere. Sebbene la procura, nel dirsi favorevole ai domiciliari, avesse lasciato intendere che il giovane patron del gruppo imprenditoriale Eurnova aveva ammesso le contestazioni ma non poteva essere considerato un collaboratore di giustizia, la decisione del giudice segna una netta divergenza tra inquirenti e ufficio giudicante. Tanto più che analoga scelta è stata fatta anche per altri due indagati, Gianluca Talone e Giulio Mangosi: per loro, dopo l’interrogatorio, parere favorevole dei pm ma no del gip alla scarcerazione.
IL DOCUMENTO Nell’ordinanza lunga sette pagine, il gip scrive che il costruttore ha ammesso a verbale solo le circostanze che non avrebbe potuto negare, visto che le prove a suo carico erano palesi. Non c’è stato nessun pentimento, nessuna collaborazione con gli inquirenti, nessun «ravvedimento». Anzi: per il giudice, Parnasi non ha fornito nessun nuovo spunto investigativo, restando vago sulle questioni centrali dell’inchiesta e rispondendo in modo poco credibile alla maggior parte delle domande. Una in particolare: negare il ruolo dei suoi dipendenti che, secondo l’accusa sono membri dell’associazione a delinquere e il cui ruolo è dunque indispensabile per sostenere l’accusa più pesante dell’inchiesta Rinascimento. Nella versione di Parnasi era lui a decidere tutto e i collaboratori non avevano peso. Anche i pagamenti, più annunciati che effettivamente realizzati, nei confronti del consulente del comune Luca Lanzalone, diventano «sponsorizzazioni». Troppo poco, dice il gip, confermando una impostazione accusatoria che mercoledì prossimo sarà dunque sottoposta al vaglio della Cassazione.
L’INTERROGATORIO L’ex presidente di Eurnova sentito dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dalla pm Barbara Zuin il 27 e il 28 giugno, aveva ammesso i legami con la politica, parlando dei finanziamenti - a suo dire quasi sempre regolari - ai partiti e alle fondazioni collegate. Di quelle dichiarazioni si sa ancora poco, ma che l’ex presidente di Eurnova avesse dato risposte evasive emerge anche dalle poche pagine del suo verbale depositate due giorni fa dai pm durante l’udienza di Riesame per l’ex assessore della Regione Lazio, Michele Civita (Pd), e per l’ex vicepresidente del consiglio regionale Adriano Palozzi (Fi), indagati per corruzione e che nei prossimi giorni conosceranno la decisione del collegio. Su quest’ultimo, la procura «contesta» all’indagato le promesse fatte al candidato di centrodestra, ma Parnasi risponde laconico: «Questo è il modo con cui si parla con Palozzi». Diverse le parole nei confronti di Michele Civita, accusato di corruzione: «Ha sempre fatto gli interessi dell’amministrazione».
I COLLABORATORI Valutazione analoga per i collaboratori ora in carcere. Mangosi a verbale aveva preso le distanze dal gruppo, dicendo di volersi dimettere. Ha raccontato che Parnasi dava assoluta priorità alle relazioni con soggetti che potevano essergli utili: «In azienda non c’era alcuna condivisione nelle scelte che non venivano fatta in base al merito ma al solo fine di creare relazioni utili al perseguimento di interessi di Parnasi», si legge nel verbale depositato. Nel provvedimento il gip parla di «contesto allarmante» e di mancanza di «elementi dai quali desumere un’attenuazione delle esigenze cautelari e di inquinamento probatorio». La stessa cosa vale per Parnasi. Ora, per l’ex presidente di Eurnova, l’ultima chance è la Cassazione. L’11 luglio i suoi avvocati discuteranno davanti alla Suprema corte il ricorso con il quale hanno chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare per «carenza di motivazione
» sulle esigenze cautelari. L’istanza è stata presentata pochi giorni dopo l’arresto

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