Osvaldo, ragione e sentimento

La penna degli Altri
giovedì, 06 settembre 2012 alle 11:30
IL TEMPO (A. AUSTINI) - Da «sola» del mercato a protagonista. Nella Roma e in Nazionale. La parabola di Osvaldo è solo l’ultimo dei tanti esempi di come la vita di un calciatore possa cambiare rapidamente nella Capitale. Un’estate fa tutti a discutere del prezzo pagato all’Espanyol per un centravanti che in Italia aveva
Zeman per primo glielo ha fatto notare, lui concorda ma fino a un certo punto.
«Non è vero che sono antipatico con gli arbitri, a volte, quando in campo hai le pulsazioni a 200, si possono avere certe reazioni. Talvolta sono sbagliate, talvolta comprensibili. Ma non voglio giustificarmi, sono io che ci devo lavorare sopra. Con certi arbitri, però, puoi dialogare, altri invece sono più nervosi di noi giocatori. L’espulsione contro l’Inter decisa da Bergonzi? Meglio non entrare in polemica con lui perché a rimetterci sarei solo io. Però le immagini parlano da sole».
Già, per una volta l’italo-argentino paga con una giornata di squalifica per non aver commesso il fatto. Basta e avanza. Meglio pensare all’intesa con Totti. Ormai si trovano a occhi chiusi sul campo e fuori sono diventati inseparabili. «Giocare con un campione come Francesco - racconta Osvaldo - rende tutto più facile. Vede cose che noi comuni mortali non vediamo... Lui per me è un grande prima di tutto come persona, come giocatore è il compagno più forte mai avuto. E poi Zeman per noi attaccanti è una manna dal cielo, l’allenatore ideale». Con una miscela così quanto lontano si può arrivare? «È ancora presto per dire se questa Roma potrà lottare per lo scudetto e duellare con la Juventus, dopo le prime 10 giornate di campionato potremo saperlo. Finora con il Catania abbiamo giocato così così, a Milano invece abbiamo fatto una grande gara». La Roma se lo tiene stretto, «e io non mi sono mai allontanato. È stato un onore essere stato accostato a grandi club come la Juve ma non ho mai pensato di lasciare Trigoria e credo lo stesso valga per la società». L’esatto contrario di quanto accaduto a Torino con Del Piero. «Mi dispiace - riconosce Osvaldo - che sia andato via dall’Italia, perché è un grandissimo campione che ha sempre vestito nel corso degli anni la stessa maglia, da fuori fa impressione vederlo andare a giocare in un campionato straniero. Almeno qui da noi Molti attaccanti giovani stanno avendo più spazio rendendo il calcio italiano sempre più bello e competitivo. Non tutti la pensano così? Io sì perché lo vivo e lo vedo da dentro».
Ora ha il punto di osservazione migliore, la Nazionale ritrovata dopo quell’Europeo che gli è sfilato via sotto il naso. «L’anno scorso - ammette - non ero al meglio della condizione nell’ultima parte del campionato ed è questo il motivo per cui non sono andato agli Europei. Ed è giusto così, però non ero nervoso come dice Prandelli, solo che non ho fatto vedere in campo quelle cose che mi avrebbero permesso di andare in Polonia e Ucraina. Ora sono felice, non ho mai smesso di pensare alla Nazionale. Non so se a Sofia partirò titolare, io sono pronto».
Domani in Bulgaria dovrebbe far coppia con Giovinco, «abbiamo già giocato insieme in Under 21 e possiamo far bene», in ottica futura c’è un intrigante tandem con Balotelli. «Tutti hanno visto che Mario il centravanti lo sa fare e anche bene. Io mi vedrei bene anche in coppia con Balotelli
». L’Italia dei ragazzi cattivi, ma non ditelo a questi due.

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