Le offese alla madre di Ciro, Pallotta: «Sconfitta di tutti»

La penna degli Altri
martedì, 07 aprile 2015 alle 13:31
roma juventus pallotta baldissoni
GASPORT (M. CECCHINI) - Il giorno dopo la Pasqua, aspettiamo ancora la piena resurrezione del senso civivo di questo Paese ammalato di calcio. Dopo che sabato gli striscioni degli ultrà della Roma, esposti durante il match col Napoli, hanno offeso Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito, il tifoso napoletano ucciso nel maggio scorso nei pressi dell’Olimpico, la ferita fatica a rimarginarsi. Ed è per questo che ieri la donna ha voluto sottolineare: «
Non sono un’atleta ma sto giocando la partita più dura della mia vita. C’è da pregare per coloro che mi hanno criticato: non sanno cosa voglia dire perdere un figlio». Postilla: in curva Sud si sono visti anche uno striscione con su scritto: «Daniele con noi» (e il pensiero di tutti è volato al De Santis indagato per omicidio) e una foto di Sandra Milo quando in tv piangeva per il figlio Ciro. Il livello dell’ironia espressa, ovviamente, è chiaro a chiunque.
TAVECCHIO E PALLOTTA Sul fronte federale il presidente Tavecchio ha agitato le acque. «Esprimo tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza alla signora Leardi, gravemente offesa nel suo dolore più profondo dal contenuto degli striscioni apparsi all’Olimpico. La Procura federale si è già interessata, sarebbe però da chiarire come sia possibile che succeda in uno stadio con il massimo livello di sicurezza». Ma dopo il discusso ritardo con cui è giunto, il messaggio più atteso è stato quello del presidente Pallotta, redatto di concerto con la dirigenza. «La Roma ritiene che ogni episodio che porti alla perdita di una vita in concomitanza di una partita di calcio, come accaduto ad esempio a Ciro Esposito, ad Antonio De Falchi, a Gabriele Sandri, a Vincenzo Spagnolo, a Filippo Raciti, Vincenzo Paparelli o ad altri, rappresenti una sconfitta dell’intera società civile, al di là delle appartenenze a squadre, società, gruppi di tifosi ». Parole giuste, ma forse un po’ troppo generiche e tiepide rispetto al senso d’indignazione che hanno pervaso i media internazionali e che a livello d’immagine non hanno fatto bene al club, spesso sanzionato per via dei propri ultrà. Meno di un anno fa ad esempio, in occasione di una contestazione all’Olimpico, Pallotta era stato molto più chirurgico scrivendo: «I tifosi dovrebbero sostenere la squadra piuttosto che altri interessi». Un messaggio questo sì ineccepibile.
FAMIGLIA ESPOSITO Ma se il Viminale dice di avere apprezzato «la presa di distanza di Pallotta», Angelo Pisani, legale della famiglia Esposito, ha sparato a zero, chiedendo «la squalifica dell’Olimpico, la penalizzazione di 5 punti della Roma, i danni al club per risarcire l’immagine della Leardi». «Il ricavato – spiegano in una nota i responsabili dell’associazione «Ciro Esposito» – sarà devoluto ai bambini ricoverati nel reparto di Rianimazione del Gemelli a Roma e in quello di Oncologia pediatrica dell’ospedale Pausilipon di Napoli». Ma Pisani non si è placato. «La Roma silente e i suoi tifosi si sono dimostrati più volte violenti e discriminatori nei fatti e nelle azioni. Mattarella deve fare diventare questo episodio il simbolo della lotta alla violenza nella nostra società. Il presidente della Repubblica ha il potere e i mezzi per richiamare tutti all’ordine, i dirigenti sportivi e i club non devono più essere mirino di episodi di violenza. Solo dopo essere stati chiamati in causa, esponenti come Pallotta sono intervenuti con messaggi formali, non prendendo posizione e non condannando gli striscioni di Roma. Ci sarebbe voluto un intervento durante la partita stessa, i calciatori non avrebbero più dovuto giocare, l’arbitro avrebbe dovuto fermare il match. Bisogna evitare altri pericoli, in Russia per esempio la Uefa sta decidendo di penalizzare il comportamento dei tifosi, mi chiedo perché in Italia non ci siano norme del genere»
.
PUNTO INDAGINI Intanto sul ferimento e la morte di Ciro Esposito i pm romani hanno appena concluso le indagini: a breve chiederanno il rinvio a giudizio di Daniele De Santis per omicidio volontario, rissa, lesioni, possesso abusivo di arma da fuoco e lancio di materiale pirotecnico. Mentre le ore immediatamente precedenti alla sparatoria, che «Gastone» avrebbe trascorso con due prostitute romene (entrate poi in possesso del suo cellulare) prendendo parte a un festino di sesso e droga, non sono state ritenute penalmente rilevanti.

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