Grazie Roma, ci hai creduto sempre

La penna degli Altri
lunedì, 17 maggio 2010 alle 11:53
IL TEMPO (A. AUSTINI) - Condannata dal destino a illudersi, sperare e poi piangere, la Roma a Verona accarezza lo scudetto per diciannove minuti più il quarto d'ora d'intervallo, ma ancora una volta si deve piegare all'Inter. Come due anni fa, Vucinic è l'uomo del sorpasso, un attaccante dell'Inter - allora Ibra, ieri Milito - trasforma l'incubo nerazzurro in una festa. Il campionato delle mille emozioni e polemiche finisce nel modo più crudele per i giallorossi. Ottanta punti e una rimonta strepitosa non bastano per regalarsi il quarto scudetto della storia. Sarebbe stato il più bello e il più significativo. L'Inter ha rischiato davvero di perdere lo scudetto: Ranieri ha fatto due punti in più di Mourinho, ma sarebbe ingiusto per gli
Commovente la domenica romanista al Bentegodi, uno stadio colorato di giallorosso grazie a quasi ventimila tifosi arrivati dalla Capitale e non solo. Uno stadio mai muto, anche quando al 12' della ripresa da Siena è arrivata la notizia del gol di Milito. La Roma la sua partita contro il Chievo e la stanchezza l'ha vinta nel primo tempo, senza strafare ma con una personalità ammirevole. Dopo una partenza contratta, un palo di Totti ha dato la scossa. Il capitano ha avuto altre due occasioni per segnare il vantaggio ed è stato fermato ingiustamente dall'assistente Grilli mentre si involava da solo verso Squizzi. Al 39' la storia si è ripetuta. Come nel 2008 a Catania, Vucinic ha firmato il sorpasso momentaneo sull'Inter (il montenegrino chiude da capocannoniere insieme a Totti con 14 reti) sfruttando un assist di De Rossi che sette minuti dopo, al primo di recupero, ha messo in cassaforte la vittoria con uno splendido gol.
La Roma è entrata negli spogliatoi da campione d'Italia e tornata in campo con la testa a Siena. Il secondo tempo di Verona è stato virtuale. I giallorossi che controllano, il Chievo che ci prova senza convinzione. Lo scudetto ormai si decideva al Franchi e ancora una volta ha preso la strada di Milano. Ranieri, che in avvio aveva preferito la corsa di Taddei e Perrotta alla fantasia di Menez, ha inserito Tonetto, Brighi e Mexes, tre possibili partenti. La Roma ha atteso invano la notizia miracolosa da Siena. È finita con il giusto ringraziamento della muraglia giallorossa seduta sugli spalti ai giocatori stremati e delusi. «Chi tifa Roma non perde mai», c'era scritto su uno striscione del Bentegodi. Si è visto ieri.

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