Grancio: "E al vertice finale sullo stadio arrivò anche l'ok di Grillo"

La penna degli Altri
lunedì, 18 giugno 2018 alle 14:16
cristina grancio m5s
IL MESSAGGERO (L. DE CICCO) -
«Mi ricordo di quella sera, c'erano Fraccaro e Bonafede che a un certo punto misero il cellulare in vivavoce, era Beppe Grillo che ci diceva: ragazzi tutto a posto, avete fatto un ottimo lavoro. Insomma, dava per fatta l'intesa sullo stadio, anche se mancava ancora il parere degli uffici. Io l'ho fatto notare, ripetevo che la procedura così non era corretta, che dovevamo aspettare. Nessuno mi ha ascoltata». A parlare è Cristina Grancio, la dissidente cacciata dal M5S un anno fa perché osò ribadire quanto i Cinquestelle avevano promesso per tutta la campagna elettorale del 2016. Cioè che attorno al progetto Tor di Valle si intravedevano «i rischi di una speculazione» (così parlava nel 2015 Marcello De Vito, oggi presidente del Consiglio comunale, all'epoca sugli scranni dell'opposizione) e che quindi, sul progetto che sognavano Parnasi e sodali, bisognava andarci coi piedi di piombo. La sera che ricorda Grancio è quella del febbraio 2017, quando dopo mesi di trattativa serrata con i proponenti, la maggioranza grillina fece una piroetta e sposò l'operazione immobiliare. Tor di Valle, con una sforbiciata alle cubature e una mannaia sulle opere pubbliche, andava bene. La benedizione del fondatore del Movimento, nella ricostruzione che fa Grancio, era il segno dell'avallo finale. E del «game over» per chi, guardando in faccia le contraddizioni, aveva continuato ad opporsi all'intesa con Parnasi fino alla fine.
«GLI AVVOCATI DI LIVORNO» - «Lanzalone e gli altri avvocati del suo studio - ricorda Grancio - erano presenti a tante riunioni». Questo del resto emerge anche dalle chat tra Virginia Raggi e i consiglieri grillini, pubblicate ieri sul Messaggero, dove la sindaca parla della vicenda Tor di Valle come di una «situazione esplosiva» e si rivolte agli «avvocati di Livorno», cioè a Lanzalone e soci che avevano già lavorato con la giunta Nogarin. La calata a Roma del superconsulente M5S, all'epoca, incuriosì i consiglieri pentastellati. «Insieme ad altri mi chiedevo a che titolo fosse qui - racconta la dissidente grillina - chi fosse a pagarlo per il lavoro che stava svolgendo così intensamente in Campidoglio». Era solo l'inizio, in realtà, di un rapporto con l'amministrazione Raggi che, nel corso dei mesi, sarebbe diventato sempre più penetrante, fino alla retata di mercoledì scorso.
SOTTO SILENZIO - Nei giorni caldi della discussione su Tor di Valle, prima che si arrivasse all'accordo con i privati, Grancio chiese all'Avvocatura capitolina un parere sull'impianto. «Chiedevo lumi su sette aspetti che riguardavano la portata urbanistica dell'operazione, ma che si concentravano anche sulla società di Parnasi». Quel parere, sostiene Grancio, «è stato secretato dalla Raggi. Mi sono sempre chiesta che motivo ci fosse per nascondere ai consiglieri comunali il documento. La verità? Ho invitato più volte la sindaca e la maggioranza M5S a tenere gli occhi aperti su Tor di Valle. Sono stata espulsa. Ora forse mi dovrebbero delle scuse».

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