IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) - Allora: se risiedi ad Aprilia, in provincia di Latina, puoi andare nel settore ospiti a Torino – anzi, devi andare solo lì – se invece sei nato ad Anzio, in provincia di Roma, non ti puoi proprio muovere lunedì. Pure se, rispetto ad Anzio, Aprilia è più vicina di Roma, cioè più vicina a quella cittadinanza evidentemente pericolosa e incivile secondo le istituzioni tanto da non poter uscire di casa. In principio furono i biglietti nominali, poi i tornelli, poi gli scanner, poi la tessera del Tifoso, poi dove risiedi, poi sarà dove sei nato, quanti globuli rossi hai, che lavoro fai, quanto reddito, quanti figli hai… Stanno chiudendo le trasferte e se ne fregano se, per esempio, all’Olimpico dove ci stanno 70.000 romanisti non succede niente, se sabato persino uno che è laziale-napoletano-fiorentino-atalantino-juventino, come Sarri, ha detto di non aver mai visto nulla di simile come passione (all’Olimpico sabato la Roma e i tifosi hanno fatto l’amore); stanno chiudendo le trasferte e a parte gli ultras (in diversi modi) nessuno fa niente. Siamo a minority report – ti arresto, nel senso ti fermo proprio, prima che tu possa commettere il delitto – chiudono tutto perché evidentemente non sanno come fare, ma evidentemente non frega niente a nessuno. L’appello allora non è più né ai tifosi (che gli devi dire?) né alle istituzioni, ma ai media mainstream, ai grandi giornali, ai grandi giornalisti: oggi lo fanno ai tifosi e dentro allo stadio, tra poco inizieranno a vietare di uscire in strada o come e quando farlo. Ti danno il via o lo stop a seconda di dove abiti, fanno esattamente quello che dicono di combattere: è loro la discriminazione territoriale.