Dare voce alla panchina per diminuire gli sbagli

La penna degli Altri
martedì, 04 dicembre 2018 alle 13:08
gianluca rocchi
IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) - Una cosa è assolutamente fuori discussione: una partita di calcio non può più/ancora essere condizionata da un errore dell'arbitro. Tutto ciò poteva accadere (anzi, è accaduto molte volte) quando i direttori di gara non avevano il supporto della tecnologia. Quando, insomma, non c'era la Var. Sbagliare (anzi, continuare a sbagliare) con un secondo (e pure un terzo...) arbitro seduto davanti ad una tv, e in grado di vedere e rivedere un'azione da una decina di angolazioni, è letteralmente assurdo. O, per usare un aggettivo molto di moda in queste ore, inconcepibile. Che vuol dire inspiegabile: come è possibile spiegare, del resto, che arbitro, Var e Avar non abbiano visto e valutato correttamente il fallo da rigore di D'Ambrosio ai danni di Zaniolo in Roma-Inter? Inconcepibile, appunto. E senza voler scomodare cattivi pensieri.
TEMPO E TEMPISTICA Non è ammissibile che la tecnologia (la moviola in campo) sia diventata uno strumento a discrezione di arbitro e/o Var (o Avar) dopo che era stata introdotta proprio per ridurre il margine di errore, spesso frutto di discrezionalità, del direttore di gara. Ecco perché, proprio per sfruttare in modo ottimale il supporto video, sarebbe utile, se non addirittura necessario, apportare qualche correttivo all'attuale sistema. Una soluzione potrebbe essere rappresentata dall'impiego sistematico di una task force Var, esattamente come accaduto durante i recenti mondiali in Russia, con arbitri selezionati in tutto il mondo solo per piazzarsi davanti al video e controllare le azioni controverse. Una mossa che ha dato risultati di altissimo livello, con l'italiano Massiliano Irrati eletto come miglior arbitro Var della manifestazione. Irrati in Russia non si è mai visto in campo, è sempre rimasto nella Var Room di Mosca e da lì ha fatto un figurone. E l'ha fatto fare pure ai suoi superiori Fifa. In Russia si giocava una gara per volta e, quindi, la task force era all'opera in una singola gara: nel nostro campionato ci sarebbe bisogno di più task, ma non appare questo l'ostacolo più alto che possa impedire l'ok per la soluzione. Detto questo, non sarebbe neppure da accantonare l'ipotesi di concedere a un rappresentante in campo delle due squadre di poter chiedere a loro discrezione l'intervento della Var durante il gioco. Un'idea che in passato non è piaciuta ai vertici arbitrali ma che, con le dovute modulazioni, potrebbe essere meglio strutturata e quindi trasformata in realtà. Una o due richieste per parte per ciascuna squadra, ad esempio, potrebbe essere un'ipotesi in linea anche con le esigenze legate ai tempi di gioco di una gara. In passato, lo stop all'idea è stato formulato anche (non soprattutto) per evitare che la partita venisse troppo spezzettata, che ci fossero troppe interruzioni, che si perdesse tempo ma questi ragionamenti sono stati fatti prima del via libera alla Var. Che, lo dimostra l'attualità, viene usata anche due o tre volte nella stessa partita. Quindi?
La chiamata di parte non andrebbe ad intaccare l'autonomia dell'arbitro (e del Var), non lo priverebbe di potere anzi lo aiuterebbe (li aiuterebbe) a non sbagliare. Sarebbe sempre e soltanto l'arbitro ad avere l'ultima parola, ma con una condivisione più ampia. Se si ha interesse ad averla, ovviamente.

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