Calcio, il potere del mondo ultrà

La penna degli Altri
mercoledì, 13 novembre 2013 alle 9:20
GASPORT (M. IARIA / V. PICCIONI) - «Noi facciamo quel cazzo che vogliamo». Domenica sera hanno risposto così gli ultrà juventini allo speaker che, dopo i primi cori discriminatori contro i napoletani, recitava il solito, inutile appello al buon senso. Quelle parole sono più eloquenti persino dell’elogio della nocerinità
Il bivio La tregua nella precedente gara casalinga della Juventus era solo apparente: bisognava recitare la parte dei bravi scolaretti per evitare la mannaia del giudice sportivo e poter marcare il territorio proprio contro il Napoli. Una strategia ineccepibile. Loro, quegli ultrà, hanno dimostrato di averla. E lo Stato, le autorità di pubblica sicurezza, le istituzioni sportive? Non pare proprio. L’ultimo dietrofront sulla normativa antirazzismo – non più l’automatismo della chiusura del settore alla prima infrazione, ma la condizionale per un anno ne è un’ulteriore conferma. Ma se, a distanza di alcuni anni ormai dal varo delle misure «tornellistiche», il tifo violento continua ad agitare l’opinione pubblica e gli appassionati, è bene che ci si renda conto di essere arrivati a un bivio: o si attua un piano coerente d’azione, a più livelli, non limitato alla pura e semplice repressione, oppure è meglio lasciar perdere e dire chiaramente che la sceneggiata dell’indignazione del momento soppiantata via via dal silenzio si replicherà a ogni puntata.
Gli ultrà oggi Secondo il censimento della Direzione centrale della polizia di prevenzione, riportato nel libro C’era una volta l’ultrà, in Italia gli ultrà delle serie professionistiche sono 45.100 divisi in 412 club, con 52 gruppi di estrema destra, 17 di estrema sinistra e 8 di entrambe. I club più numerosi (e meglio organizzati) sono quelli di Verona, Roma, Napoli e Salernitana. I dati segnalano un decremento del totale dai 58.900 del 200708, pure in seguito ai divieti alle trasferte e all’introduzione della tessera del tifoso, fortemente osteggiata. In realtà tutti i settori degli stadi si sono svuotati e ora la Serie A (23 mila spettatori medi) ammira con invidia i record di presenze di Premier (36 mila) e Bundesliga (44 mila). La colpa è anche di chi gestisce lo show: abbagliato dai soldi delle tv, ha favorito la trasmigrazione dallo stadio reale a quello virtuale, disinteressandosi delle istanze dei tifosi «normali» abituati a seguire le partite dal vivo e di quelli potenzialmente interessati, rifugiandosi dietro la scusa di una legge sugli stadi vanamente attesa, preoccupandosi più delle beghe politiche che dei miglioramenti necessari al sistema. Anche gli ultrà, o meglio la parte sana che rappresenta tuttora la maggioranza di quel mondo, sono rimasti inascoltati. E questo è stato uno sbaglio. Adesso il popolo delle curve è meno numeroso dei favolosi anni Ottanta e Novanta, fa meno paura, è più disgregato, gruppi storici sono stati smembrati e spesso la violenza è opera di cani sciolti. Ancor più pericolosa, per certi versi, perché imprevedibile.
Le misure infruttuose Il Viminale sventola le statistiche degli ultimi anni: con l’introduzione del biglietto nominale e della tessera del tifoso, a cavallo della morte dell’ispettore Raciti nel 2007, gli incidenti con feriti sono calati del 72% e i feriti tra gli agenti del 92%. Vero, non ci sono più i bollettini da guerra di una volta, ma il prezzo da pagare è stato molto alto. L’eccesso di burocrazia ha reso gli stadi offlimits per tantissima gente. E la reiterazione di certi comportamenti violenti ha svelato i limiti di programmi come la tessera del tifoso. Ce l’avevano in tasca quelli che hanno imposto ai giocatori del Genoa di togliersi la maglia contro il Siena, quelli che hanno minacciato la Nocerina spingendola alla pantomima di Salerno, quelli che hanno fatto chiudere le due curve dello Juventus Stadium.
I suggerimenti Lo scatto in avanti è d’obbligo. Basta con la politica dei divieti fini a se stessi, largo anche a misure inclusive in modo da isolare chi delinque. Se si vuole debellare il tifo violento e, allo stesso tempo, accendere di passione i nostri grigi stadi, bisogna essere in grado di coniugare la repressione chirurgica col dialogo. Dialogo che non significa affatto complicità con quei gruppi che ancora godono di privilegi e pretendono un regime di extraterritorialità per gli stadi. No, quei rapporti malsani vanno interrotti una volta per tutte. Le società, piuttosto, creino confronti trasparenti e virtuosi con le tifoserie: l’Uefa ha istituito la figura del «supporter liaison officer», cioè del delegato ai rapporti coi sostenitori, ma in Italia devono ancora essere formati! Le istituzioni sostengano i trust di tifosi che anche da noi stanno prendendo piede (gestiscono, per esempio, i settori giovanili di Taranto e Sambenedettese). Insomma, si facciano le riforme perché così non si può più andare avanti.

APPENA ARRIVATO

HPL8iLtXkAAMzV7

X, gli auguri della Roma a Herbert Prohaska

ago 08, 10:49

Con una foto pubblicata sul proprio profilo social, la Roma ha fatto gli auguri a Herbert Prohaska, centrocampista, che con la maglia giallorossa ha collezionato 26 presenze e 3 gol. Protagonista nell...

dan ryan friedkin in the box

Rischio d'impresa capitolo quarto

ago 08, 10:36

LR24 (A. CIARDI) -  Tam tam metropolitano: è rimasto un budget risicato per completare il mercato, addio sogni di gloria, finiremo per rimpiangere Zaragoza. Da ieri il terrore corre sul filo. E non è...

Endrick

Calciomercato Roma: continuano i contatti per Endrick

ago 08, 10:25

La Roma continua a crederci per Endrick. I due club stanno tenendo vivi i contatti con l'entourage del giocatore brasiliano. Nei prossimi giorni il giocatore dovrà decidere il futuro, se confermare la...

a Ritiro Roma Gasperini Friedkin

Gasperini non molla Friedkin

ago 08, 10:07

Ultimo giorno di ritiro, la sfida col Brighton, e poi il ritorno nella Capitale, dove Gasperini concederà un paio di giorni di riposo. A Trigoria la squadra riabbraccerà Koné e Pellegrini e anche Moli...

Foto

Loading