Scontri Bergamo, De Priamo (FDI): "Andrebbe punita solo la piccola parte che ha commesso i reati e non tutta la tifoseria della Roma"

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di zzz
martedì, 22 novembre 2016 alle 17:02
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ILFATTOQUOTIDIANO.IT - Il consigliere comunale e vicepresidente dell’Assemblea Capitolina di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo, ha rilasciato un’intervista al blog del quotidiano. Queste le sue parole sugli scontri di ieri a Bergamo e sul futuro stadio della Roma:
Dopo la notizia di scontri tra tifosi della Roma e forze di Polizia l’On Stefano Pedica (PD) ha affermato che la Roma dovrebbe giocare il suo campionato a porte chiuse.
"Io ritengo delirante quel comunicato. Non posso entrare nel merito degli eventi di ieri perché non ero presente ma con la stessa franchezza le dico che un onorevole non può fare una dichiarazione di questa portata sulla base di notizie che non può avere approfondito. Chiedere che ad essere punita sia tutta la tifoseria giallorossa e non solo la piccola parte che ha commesso reati non mi sembra corretto. Quella di ieri era una trasferta a rischio ma questo non può essere un alibi per criminalizzare una intera tifoseria."
Secondo lei perché la trasferta di ieri non è stata vietata considerando che scontri c’erano stati già nel 2013 e nel 2014?
"Non lo so. Sicuramente è una trasferta ad alto rischio. Sarebbe stato importante da parte della tifoseria fare il massimo per evitare ogni tipo di provocazione data la storica rivalità con la tifoseria bergamasca. Ma certo quella è una di quelle trasferte per le quali si può pensare a limitare l’accesso di parte dei tifosi."
Alcuni tifosi giallorossi hanno avanzato l’ipotesi che quella di ieri sia stata una sorta di imboscata ai danni dei tifosi giallorossi, il tutto per giustificare ulteriori provvedimenti restrittivi ai loro danni. La reputa una ricostruzione credibile?
"Non lo so, questo non posso dirlo. Sicuramente quella di ieri era una partita molto delicata e forse andava fatta un’attenta valutazione sull’autorizzare o meno la trasferta."
La settimana scorsa per la prima volta la questione dell’eliminazione delle barriere dallo stadio olimpico è stata posta in sede istituzionale. I fatti di ieri possono ritardare l’ammorbidimento sulla politica delle barriere? Nei giorni scorsi c’erano state due proposte: aprire dei varchi all’interno delle barriere o, in maniera più colorita, sostituirle con nastri colorati.
"La Commissione Sport non ha avuto un esito positivo. C’è stata una posizione non positiva da parte della maggioranza del M5S. Il delegato del sindaco sulla sicurezza ha espresso posizione contraria all’eliminazione delle barriere e lo stesso presidente della Commissione, sempre della maggioranza, non ha fatto alcuna apertura. Quella dei nastri colorati credo sia stata una boutade figlia di una certa impreparazione dei proponenti della maggioranza capitolina. Io spero che questa vicenda non abbia ripercussioni. Credo che i responsabili vadano perseguiti a norma di legge, non applicando la responsabilità oggettiva in modo generalizzato ai tifosi presenti. Dobbiamo ricordare che nello stadio Olimpico non risultano episodi di violenza negli ultimi decenni."
Secondo lei l’imposizione delle barriere vuole essere un provvedimento punitivo nei confronti delle tifoserie di Lazio e Roma o vuole essere una prova per applicare lo stesso modello all’interno di altri stadi?
"Stando a quello che è accaduto fino ad oggi sembrerebbe più un provvedimento mirato su Roma e Lazio, forse facilitata dal fatto che l’impianto è di proprietà del CONI anche se ci risulta che il CONI non vorrebbe mantenere le barriere. Dobbiamo considerare che uno dei nodi principali è quello dell’impoverimento dello spettacolo sportivo, una partita di calcio in uno stadio vuoto diventa un evento meno interessante anche dal punto di vista commerciale. Se facciamo il paragone con l’Inghilterra o la Germania vediamo stadi pieni ed è uno spettacolo bellissimo, da noi si vive una lenta desertificazione. Nel caso specifico delle squadre romane è evidente una disaffezione del tifo organizzato che è sempre stato un elemento popolare e spontaneo che ha arricchito lo spettacolo. Peccato non sia più così."

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