Iniqua, ingiusta, sproporzionata: gli aggettivi si sprecano e vanno tutti nella stessa direzione. I tifosi di Roma e Lazio non ci stanno, di fronte alla decisione del Tar del Lazio di rigettare i ricorsi che chiedevano la sospensione del divieto di trasferte fino alla fine della stagione. Non è stata una giornata qualunque, quella di ieri. «E infatti stasera (ieri, ndr) ci riuniremo per capire cosa fare adesso», ha raccontato Francesco Lotito, presidente dell'Aire, associazione italiana Roma club, ovvero chi — insieme all'Utr (Unione tifosi romanisti) — ha presentato il ricorso. «Non riusciamo a capire come una responsabilità individuale venga di fatto estesa a responsabilità collettiva. Non è giusto così. Una singola persona non può pagare per fatti commessi da altri. Che vengano puniti i colpevoli, ma che sia data la possibilità agli altri di fare il tifo: questo chiediamo». Il tema diventa poi quello della distinzione tra misura punitiva e preventiva. «Fermo restando che il Tar entrerà nel merito solo a ottobre — ancora Lotito —, quando ormai il campionato sarà terminato, non ritengo giusto che si parli di misura preventiva. Mi aspetto che lo stato faccia prevenzione in un altro modo. Faccio un esempio: se sulla via Pontina si susseguono incidenti stradali, la soluzione non può essere quella di chiudere la strada. E certo che in quel caso otterrò che non ci siano più incidenti.». (...)
(corsera)




