Mal di Roma. Fonseca in confusione, Pallotta non trova compratori. Dal campo ai conti: così rischia tutto

04/07/2020 alle 09:44.
roma-vs-udinese-serie-a-tim-20192020-53

Il cerchio ha già iniziato a stringersi intorno all’allenatore Paulo Fonseca. Nervosissimo, sconsolato. A Trigoria è insistente l’idea che qualcosa nel metodo di lavoro del tecnico sia cambiato: «È andato in confusione» dicono. Tutti ora gli chiedono un ulteriore passo indietro, mettere in sicurezza la squadra, magari cambiando modulo (lui studia da settimane una difesa a 3 stile , Atalanta e Lazio). Ma è già un’ultima spiaggia.

Il nuovo alibi della squadra è la mancanza di stimoli. Come se dicessero: perso il quarto posto, che giochiamo a fare? Molti magari lo pensano davvero, altri sembrano spauriti, disorientati dalla scelta del tecnico di mandarli inaspettatamente in campo. L’implosione sportiva ha prodotto uno tsunami anche a livello economico-finanziario. La Roma è una macchina che produce perdite: costa come se giocasse la ogni anno, invece è prossima a fallire la qualificazione per la seconda stagione di seguito. Milioni di costi ingiustificati e spesso sprecati ingolfano un bilancio destinato a chiudere con 160 milioni di rosso, il peggiore della storia recente.  Dan Friedkin, che a dicembre aveva quasi preso la Roma, non è più un’opzione prioritaria. Ma qualcuno gli suggerisce di aspettare, perché anche l’offerta al ribasso avanzata già prima del lockdown potrebbe convincere . Oltre a Trigoria, le decisioni viaggiano tra Boston e Londra, feudo del consulente Franco Baldini: un altro dei grandi equivoci. Il mercato lo decide lui, detta la linea ai procuratori, imbastisce trattative, cerca acquirenti. Ha rallentato la cessione di Under al , convinto di poter far più soldi vendendolo in Premier.

Il Piano A che prevedeva di giocare la prossima e tenere tutti i big è quasi sfumato, legato solo all’eventuale vittoria dell’Europa League. Già si lavora sul Piano B: senza , probabile un sacrificio eccellente, la vorrebbe Zaniolo o Pellegrini. Ma il rischio oggi è il Piano C, ossia un anno senza coppe.

(La Repubblica)