De Vito, 90 giorni in carcere: "Questa si chiama tortura"

19/06/2019 alle 07:24.
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LEGGO (S. PIERINI) - «La legge non è uguale per tutti». È il pensiero di Francesca De Vito, sorella del presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito che ha raggiunto i tre mesi di detenzione nel carcere di Regina Coeli, arrestato per corruzione lo scorso 20 marzo nell'ambito di un filone dell'inchiesta sullo . La consigliera alla Regione Lazio per il M5s si è sfogata ieri su definendo una tortura quella subita dal fratello. «Oggi sono 90 giorni - ha scritto Francesco De Vito - In Italia è consentita la carcerazione preventiva durante le indagini in tre casi: pericolo di fuga e conseguente sottrazione al processo ed alla eventuale pena, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di turbamento delle indagini». Ed ecco partire l'accusa: «Differentemente si chiama tortura - aggiunge - Di tanti corrotti, stupratori, assassini, mandati agli arresti domiciliari, o lasciati sui loro scranni, solo a lui è stato riservato un trattamento speciale. Questo non può essere un caso personale ma una vicenda giudiziaria». È di pochi giorni fa infatti la notizia dell'istanza di scarcerazione respinta dal gip del tribunale di Roma. In carcere c'è anche l'avvocato Camillo Mezzacapo mentre è agli arresti domiciliari l'imprenditore Gianluca Bardelli. Secondo le motivazioni dei giudici De Vito agiva «barattando il suo ruolo, operando in maniera tale da funzionalizzare i propri poteri agli interessi dei privati, mostrando una elevata capacità di incidere ed indirizzare gli atti espressione di uffici formalmente diversi dal proprio». E inoltre «nel caso di specie risulta evidente che il De Vito ha attivato ed agito proprio sulla scorta dei propri poteri e della propria funzione istituzionale intervenendo direttamente sugli assessori ed i relativi funzionari amministrativi».