Calciomercato e Decreto Crescita, Giuffrida: "Con il sì alla legge arriveranno i big"

26/06/2019 alle 08:52.
giuffrida

IL MESSAGGERO (E. BERNARDINI) - Sul calciomercato e Decreto Crescita il quotidiano ha intervistato Valerio Giuffrida, agente FIFA.

Con la nuova norma quanto cambierà il mercato?
«La norma è ancora in fase di attuazione, e c'è molta prudenza nell'avallare operazioni dall'estero che poi, se la norma dovesse cambiare ancora, potrebbero far sballare i conti».

Effettivamente di modifiche ne sono già state fatte diverse.
«Sì e sono modifiche nate proprio per il calcio professionistico. In primis è stata ridotta la percentuale di esenzione Irpef dal 70% al 50%, e poi è stata eliminata la disparità di trattamento fra i club di Centronord e quelli del Sud».

Che differenza fanno le coordinate geografiche?
«Beh, il inizialmente avrebbe avuto un'esenzione del 90% dell'imponibile. Chiaramente De Laurentiis, da imprenditore navigato, non si è fatto tradire dagli entusiasmi iniziali».

Quando si vedranno gli effetti?
«Il decreto verrà trasformato in legge entro sabato. Perciò al momento i club stanno ragionando e lavorando sul mercato come se ci fosse la vecchia normativa».

È per questo quindi che non si sentono ancora grandi nomi?
«In realtà qualche colpo eclatante è stato già messo a segno, penso a Ramsey o a Godin e alla folta schiera di allenatori: , Fonseca, Sarri. Siamo comunque ancora in una fase embrionale del mercato».

Se la norma dovesse passare senza ulteriori modifiche darebbe grandi vantaggi all'Italia?
«Comporterebbe molti benefici. È una norma destinata a cambiare il mercato e favorirà l'importazione di talenti. Se ci pensiamo l'evoluzione del calcio spagnolo è coincisa proprio con l'introduzione della cosiddetta legge Beckham che favorì l'arrivo di Ibrahimovic, Kakà, Ronaldo e lo stesso Beckham».

Rispetto agli altri campionati come siamo posizionati?
«Francia, Germania, Spagna ora e Inghilterra, seppur con delle agevolazioni per i redditi percepiti fuori dal territorio nazionale, hanno tutte una tassazione che va dal 40% al 50% dell'imponibile. La vera differenza, incolmabile, è con la Premier che ha un enorme potere d'acquisto derivante anche dai proventi dei diritti tv. I club, per via del fair play finanziario, non possono spendere più di quanto fatturano, quindi il potere di investimento è dato o dalla riduzione dei costi, ad esempio fiscali, o dall'aumento dei ricavi».

I top player trattano sul netto, un vantaggio per i club?
«Sì perché così possono più agevolmente accontentare le richieste sugli stipendi grazie alla parziale defiscalizzazione».

Possibile non ci siano aspetti negativi?
«Potrebbe esserci una leggera contrazione dei trasferimenti interni. Ma nel momento in cui si compete alla pari con gli altri campionati la serie A diverrebbe più forte».