Gervinho: "Garcia un secondo padre. Giocare con Totti la cosa più facile del mondo"

La penna degli Altri
lunedì, 24 settembre 2018 alle 15:19
gervinho parma
Gervinho, attaccante ivoriano del Parma che in passato ha vestito la maglia della Roma, ha rilasciato un'intervista al quotidiano sportivo dove ha parlato del periodo trascorso nel club giallorosso. Queste alcune delle sue parole:
A diciotto anni lo sbarco in Europa. Come fu?
«Bello, ma difficile. Molto difficile. Andai in Belgio, al Beveren. Sentivo la nostalgia dell’Africa, la sera mi coricavo e mi dicevo: “Resisti, non puoi permetterti di essere triste: a te, attraverso il calcio, hanno dato una possibilità, mentre altri non hanno nemmeno quella”. Ho tenuto duro, e poi ho incontrato Rudi Garcia».
Il suo secondo papà, vero?
«Proprio così. Tutto quello che so fare sul campo me l’ha insegnato lui. E con il Lilla, quando abbiamo vinto campionato e Coppa di Francia nel 2011, mamma mia che divertimento!».
La dote principale di Garcia?
«Non pensava soltanto ai titolari, ma a tutto il gruppo. Ognuno di noi sapeva di essere importante e di avere una funzione» .
E quando l’ha chiamata alla Roma non ha avuto dubbi: via dall’Arsenal e sbarco nella capitale.
«Come si fa a dire di no a Rudi? A Roma sono stato benissimo. E ho giocato con il migliore degli ultimi trent’anni: Totti. Francesco è un re che non si comporta come tale, questa è la dote più bella. Non faceva pesare il suo ruolo, la sua classe: scherzava con tutti, raccontava le barzellette, organizzava cene. Un grande».
E com’era giocare con Totti?
«La cosa più facile del mondo. Lui ti mandava in porta con gli occhi».
In che senso?
«Ti faceva capire con uno sguardo dove avrebbe messo il pallone e tu non avevi che da correre, correre, correre. Facile, no? Garcia mi diceva sempre: se Totti è qui, tu stai dall’altra parte e accentrati, prima o poi il pallone ti arriva. Aveva ragione».
Con la maglia della Roma ha vissuto anche un episodio di razzismo a Rotterdam...
«Partita di Europa League, mi lanciarono una banana dagli spalti. Ma non parlo volentieri di questo argomento. Il razzismo è un problema per chi lo prova, molto più che per chi lo subisce. Mi accorgo che c’è, vedo le facce di chi guarda i migranti sbarcare in Europa e non tutti sono contenti. Però bisogna sapere che, se in Africa non c’è lavoro e non c’è da mangiare, questi uomini e queste donne qualcosa dovranno pur inventarsi. A quelli invece che vengono qui pensando di trovare la terra dell’oro e i soldi facili, dico che anche in Europa ci sono problemi e che ci si deve rimboccare le maniche per portare a casa un pezzo di pane».
(gasport)

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