Destro, andata e ritorno con flop

La penna degli Altri
mercoledì, 06 maggio 2015 alle 12:10
destro maglia milan tra i denti
IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) - E pensare che, il 28 gennaio scorso, Adriano Galliani in persona si era scomodato, partendo di prima mattina in treno da Milano a Roma, per convincerlo ad accettare il trasferimento al Milan. L’ad rossonero, lo ricorderete, si era presentato al citofono di casa di Mattia Destro, all’Eur, come un postino qualsiasi per incontrare l’allora centravanti della Roma. Sembrava, in quel periodo, che il Milan non potesse giocare senza l’attaccante ascolano; oggi, invece, il Milan tutto vuole fare tranne che giocare con Destro centravanti. Un fallimento totale, all’ombra della Madonnina: due gol e basta, prestazioni sempre ai limiti dell’insufficienza e la bocciatura da parte del bocciato Pippo Inzaghi, uno che conosce(va) come pochi altri l’arte del gol. E così, a fine stagione, cioè a fine prestito Mattia verrà rispedito a Trigoria. «Non c'era tanto da convincermi. Ho grande voglia di far bene e questa è la società perfetta per lavorare», il virgolettato di Mattia il 5 febbraio, il giorno della sua presentazione a Milanello. Chissà, adesso, che cosa gli passa per la testa sapendo che dovrà accomodarsi di nuovo «in una società non perfetta per lavorare» come la Roma.
IL BAMBINO MATTIA Mattia, del resto, era convinto che non sarebbe più tornato nella Capitale, e forse questo accadrà realmente, tranne magari una veloce sosta estiva ai box, e (non) si è regolato di conseguenza. Intanto, sabato sera, onorando la sua maglia attuale, cercherà di frenare la corsa della squadra giallorossa verso il secondo posto, a patto - ovviamente - che Inzaghi non gli preferisca Pazzini. Una storia incredibile, per certi versi, quella di Mattia, un ragazzo che non ha mai trovato un equilibrio costante; sempre troppo smanioso e insoddisfatto. Nella classifica dei marcatori stagionali della Roma lui è appena dietro Totti, che sta dietro Ljajic, e questo vuol dire che - tutto sommato - non stava andando malissimo (ha segnato 5 gol in 16 gare; Gervinho è a quota 2 in 23), solo che la sua smania di volersi sentire più coccolato e più protagonista l’ha portato a fare la scelta sbagliata; o quella meno giusta per la sua crescita. È ancora in tempo, Mattia, a diventare grande, a patto che la smetta di sentirsi e di fare il bambino.

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