Marino va di corsa «Pronto nel 2017»

La penna degli Altri
venerdì, 05 settembre 2014 alle 7:44
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IL TEMPO (A. AUSTINI) - James Pallotta era già a chilometri di distanza quando la Roma ha incassato il primo, fondamentale ok alla costruzione dello stadio. Dopo una notte agitata e il rischio di far saltare tutto in aria, il presidente ieri mattina si è imbarcato sul jet che lo ha riportato negli States, ormai sicuro di aver raggiunto un’intesa definitiva con il Comune.
Ha lasciato il suo braccio destro Pannes e il diggì Baldissoni a seguire i lavori della Giunta. Ormai una formalità. E lo stesso Pannes ha esultato su Twitter alla fine della lunga giornata. «Bravo il Sindaco Marino, l’assessore Caudo, la Giunta Comunale e l’intero Comune di Roma. Il futuro è radioso» cinguetta il capo del progetto per conto degli americani.
«La proprietà della A.S. Roma SPV, LLC e i rappresentanti di Eurnova esprimono la loro piena soddisfazione per questo importante riconoscimento» si legge nella nota emessa a tarda serata.
Tutto il resto lo hanno detto Marino, il suo staff e le tante voci che continuano ad opporsi. «È una giornata memorabile per la città di Roma - esulta il primo cittadino - con questa decisione avviamo un processo che nei prossimi mesi porterà investimenti nella Capitale per oltre un miliardo e mezzo di euro. Se li uniamo a quelli dell'aeroporto di Fiumicino, del Ponte dei Congressi e della metro C, stiamo parlando nei prossimi dieci mesi di circa 4 miliardi, con migliaia di posti di lavoro che si creeranno».
Quanto allo stadio, la strada è ancora lunga e a fissare il traguardo ci pensa lo stesso Marino. «La tempistica è quella stabilita con gli imprenditori: entro la prima metà del 2017 (già un anno dopo rispetto alla previsione iniziale, ndr) l’impianto deve essere pronto. Ma per noi non si apre nessuno stadio e non si fa nessuna partita se non sono completate fino all'ultima tutte le infrastrutture: vogliamo i servizi prima che Totti giochi la prima partita nel 2017». Il capitano, però, potrebbe smettere 12 mesi prima. Almeno questo dice il suo attuale contratto con la Roma.
Suggestioni a parte, per il sindaco quello di ieri è un risultato importante per riacquistare consensi. Agli occhi dei romanisti e non solo. «Abbiamo avuto una riunione molto severa a New York con Pallotta, a cui ho detto che la sua prima proposta era irricevibile. Volevamo che oltre il 60% delle persone si spostino su ferro e così sarà: abbiamo tenuto la schiena dritta».
L’assessore Caudo assicura che «non ci sarà un chicco di cemento in terreni agricoli. E l'area non ha avuto alcuna prescrizione negativa in termini idrogeologi a parte il fosso del Valleranello», mentre il coordinatore della maggioranza Panecaldo ricorda come «Pallotta si farà carico dell'extracosto per il prolungamento della metropolitana». Secondo Gianluca Peciola (capogruppo Sel) «continueremo a lavorare in Assemblea capitolina per aumentare l'utilità pubblica». Un monito condiviso da Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea capitolina.
Quindi il coro degli scontenti. A partire dall’agguerrita Legambiente. «Sulla metro siamo stati ascoltati ma ci sono ancora troppe cubature nel progetto immobiliare legato allo stadio. Se prima era pari a 10 alberghi, adesso sono 9 ma la sostanza non cambia: è una colata di cemento», si legge in una nota che annuncia l’arrivo di un dossier per focalizzare i «10 errori dello stadio».
«I costruttori hanno cercato tutti i cavilli possibili e immaginabili per trovare un interesse pubblico in un progetto che così com'è in quell'area non ce l'avrà mai» spiega l’ex Legambiente Cristiana Avenali, ora consigliera regionale del gruppo Per il Lazio. Dura anche Italia Nostra: «La città ignora quasi tutto sulle molte incognite del progetto su cui mancano ancora le risposte».
E c’è pure chi continua a sperare che lo stadio venga costruito altrove. «Dovrebbe sorgere a Tor Vergata, il luogo che Calatrava aveva indicato come "sito deputato" ad accogliere una struttura funzionale alle esigenze dell’intera città
», è l’idea della consigliera capitolina del Pd Daniela Tiburzi. Difficile ormai che venga ascoltata.

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