Cori ultrà: ora si cambia

La penna degli Altri
giovedì, 10 ottobre 2013 alle 10:48
IL MESSAGGERO (S. RIGGIO) - Il mondo del calcio si muove ufficialmente per «dire no alla chiusura totale degli stadi per i cori di discriminazione territoriale». Lo ha ribadito ancora ieri Maurizio Beretta, presidente della Lega serie A. Che da via Rosellini ha fatto partire una lettera, destinatario la Figc, stilata da presidenti e dirigenti subito dopo la chiusura al Milan dello stadio di San Siro per la partita contro l’Udinese
DIALOGO APERTO I contatti tra Lega e Figc in questi due giorni sono stati intensi, proprio perché la posizione delle società di serie A è quella di
«avere un sistema sanzionatorio che vada contro le minoranze delle tifoserie che si macchiano di questi gesti e a favore della maggioranza di persone che condivide i valori dello sport. In caso contrario si rischia di dare voce ai ricatti delle minoranze». Partendo da questo presupposto, il presidente Beretta ha spiegato che senza mettere in dubbio le sanzioni, con l’assunzione di decisioni come quella presa lunedì scorso, «si rischia di consegnare le chiavi del campionato a delle piccole minoranze. La chiusura completa dello stadio è una cosa molto grave e negativa per l’immagine del calcio e per le persone perbene, che sono il 99,9% di chi va negli stadi. Le disposizioni sanzionatorie in atto portano a risultati che nessuno voleva dall’inizio». La Federazione ha già fatto sapere di essere pronta al dialogo, il prossimo Consiglio Federale avrà all'ordine del giorno la norma sulle discriminazioni territoriali, ma ha anche ricordato di seguire le direttive Uefa: «La posizione della Figc è quella di sempre, del resto la regola in questione è in vigore dalla fine degli anni 80. Fin qui in Italia abbiamo avuto tre Curve chiuse ed ora c’è questa sentenza di primo grado che prevede la chiusura di San Siro. In Europa ci si comporta spesso in questo modo a livello sanzionatorio. Ogni forma di razzismo va punita, ma ci sono anche offese che non sono da considerare discriminazioni territoriali. La norma non deve prestarsi a strumentalizzazioni di chi vuole creare danni complessive alle società e agli altri spettatori delle partite di calcio», il pensiero di Giancarlo Abete. Una tesi, però, che viene in parte confutata dalle parole del presidente, Michel Plaitini: «Discriminazione territoriale? È una parola che ho imparato questa sera», ha detto il numero uno dell’Uefa a margine della consegna del “Premio Liedholm”. «L'Uefa - ha aggiunto - dà le indicazioni, poi ognuno può fare di più, se lo ritiene utile. E l'Italia può introdurre la parola “territoriale”».
TAVOLO DI GOVERNO Il dibattito ieri è arrivato anche alla Camera. Il ministro per gli Affari Regionali con autonomia alla sport, Graziano Delrio, ha risposto a un’interrogazione parlamentare. «Trovo legittima la sollecitazione di linee guida che possano distinguere le espressioni di intolleranza, pregiudizio e disprezzo espresse dai cori dei tifosi, da quelle che invece hanno un tono ironico e non offensivo», ha dichiarato Delrio. Per poi proporre l’istituzione di un tavolo con la Federazione, il Coni e i ministeri dello Sport e dell’Interno per «evitare sanzioni eccessive, pur nella legittimità e nella necessità di reprimere con forza manifestazioni di intolleranza, di discriminazione e di violenza, che troppo spesso avvengono nei nostri stadi, che non hanno bisogno di essere abitati da frange di scalmanati, ma di famiglie. Voglio ricordare che in altri paesi europei non c’è nemmeno bisogno di tifosi organizzati. Non confondiamo atteggiamenti discriminatori con atteggiamenti ironici e canzonatori».
NESSUNA RASSEGNAZIONE In questo scenario di polemiche e discussioni, il Milan domani presenterà il ricorso contro la decisione del giudice sportivo Gianpaolo Tosel. Il club di via Turati porterà a supporto l’audio-ambiente delle immagini televisive di Juventus-Milan: «Faremo ricorso in ogni sede possibile», ha fatto sapere Adriano Galliani, ancora arrabbiato per la decisione di giocare a porte chiuse il match contro l’Udinese. «L’avvocato Cantamessa mi ha detto di dire solo questo. Secondo lui, mi danno punizioni eterne se dico quello che penso», ha aggiunto l’ad rossonero a margine della presentazione del prolungamento del contratto di sponsorizzazione con Adidas fino al 2023. «Credo che questo problema vada affrontato seriamente e il luogo deputato è il Consiglio federale, il governo del calcio italiano»
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