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La Consob all’erta tra offerte fantasma e tempi da rispettare

03/02/2011 alle 09:06.

CORSERA - Mancava solo il colpo di scena per mettere un po’ di pepe all’affaire della cessione della Roma. E il «giallo», puntualmente, è arrivato. Anzi ne sono arrivati due: un cartellino giallo, sollevato dalla Consob,

Insomma, sarà perché c’è di mezzo la squadra della Capitale e interessi diversi che a vario titolo ruotano attorno al mondo del pallone, ogni volta che è stato aperto il dossier Roma realtà e fantasia hanno finito inevitabilmente per fondersi alimentando leggende e speranze. Balsamo per i tifosi. E per gli investitori più smaliziati che, come se la Borsa fosse una Tris, fanno la loro puntata a Piazza Affari sperando che il passaparola, amplificato a dismisura dalla radio romane, faccia salire il titolo della Roma.

Stavolta però è diverso. Intanto la Consob ha acceso subito i riflettori. Ieri l’Autorità di Vigilanza sulla Borsa ha scritto sia a Italpetroli sia a UniCredit ricordando l’obbligo di riservatezza e chiedendo chiarimenti sulle indiscrezioni che in poco più di un mese hanno fatto guadagnare al titolo della Roma quasi il 20%. Si è scoperto così che il fondo Aabar non ha presentato alcuna offerta. Ma le cose sono diverse anche perché a guidare le danze non sono più i Sensi bensì UniCredit, venditore estraneo alla piazza romana e agli umori dei tifosi, con l’unica esigenza di rientrare.

Mentre andavano avanti i tentativi, veri o presunti, di vendere la squadra, i debiti e gli interessi della Roma nei confronti della banca milanese hanno continuato a lievitare fino a sfiorare i 350 milioni di euro. Una cifra enorme impossibile da restituire per i Sensi, che il debito in realtà l’avevano accumulato con la romanissima Capitalia di Cesare Geronzi, finita in sposa all’istituto milanese allora guidato dall’interista Alessandro Profumo. Il quale non ne ha fatto tanto una questione di campanile quanto di conto economico. E dopo aver visto i bilanci della Italpetroli della famiglia Sensi ha iniziato a batter cassa. Alla fine, dopo un duro braccio di ferro, UniCredit si è portata via Italpetroli con dentro il pacchetto di controllo della Roma. Alla famiglia è rimasto qualche immobile, la poltrona di presidente della squadra per Rosella Sensi e la gestione del club. In condominio con il «nemico» UniCredit, che si è dimostrato invece un socio attento: ha messo mano al portafogli per pagare gli stipendi arretrati ai giocatori e da dare in garanzia 10 milioni per portare Marco Borriello a Trigoria.

Anche se potrebbe non essere subito, l’avventura calcistica di UniCredit sta volgendo comunque al termine. Rothschild, a cui si è affidata la società, ha raccolto cinque offerte. Di cui tre tutte da verificare. La prima è quella dei famigerati arabi. Pare si tratti di alcune famiglie che si sono mosse attraverso la società lussemburghese Claraz. Società che, ha notato qualcuno, in Lussemburgo ha lo stesso indirizzo della Banque Privée Edmond de Rothschild, marchio degli advisor della Roma con cui però non hanno nulla a che fare. Poi c’è una cordata francese e un’altra araba-americana che non avrebbero grandi chance.