IL ROMANISTA (S. ROMITA) - Per anni mi hanno rotto le scatole amici da stadio e non con la storia che la Coppa Italia non era poi così importante. E che, a seconda di come stavamo messi in Campionato e in forze fisiche da centellinare, sarebbe stato il caso di mollare una competizione per concentrarsi su quella più importante. Per anni me ne sono infischiato di questi ragionamenti
Da ragazzino aggiungevo anche che, non a caso, nella patria dove è nato il football è considerato il torneo di maggior prestigio. Perchè è lungo, faticoso e, democraticamente, vi prendono parte tutte le squadre. Dopo varie interruzioni e cambiamenti delle sue regole la Coppa Italia mantiene ancora tutto il suo fascino, ed è sempre un mio chiodo fisso. E non solo perchè negli anni di magra potevo pensare solo a questo risultato da raggiungere. No. Amavo e amo quel cerchio tricolore con cui la vincitrice si fregia la maglia e ci disputa tutto il campionato successivo. Le foto dei romanisti negli album delle figurine, con quel punto verde in campo bianco e il
"copertone" rosso come un anello, mi esaltavano.
Bello come lo scudetto. E ci tenevo che la mia squadra lo volesse sempre. Roba da ragazzini - direte - o da malati. Il vero tifoso è luna e laltra cosa. Ed è con questo spirito che attendo domani. Una giornata in cui lo scontro per andare avanti e puntare dopo la Juventus alle milanesi, passa per un nuovo derby. Altro momento su cui non transigo. Altro scontro per cui lo stato danimo che si respira tra toro e torero a Siviglia mi fa un baffo.
Sono pronto a tutto ma non posso dimenticare di essere parte integrante della Roma. Di avere nove vittorie e sette secondi posti e di puntare alla stella dargento da cucirmi sulla spalla, sul petto o dove vogliono gli sponsor. Che poi, se dobbiamo dircela proprio tutta fuori dai denti e fuori di testa, posso ancora puntare allaccoppiata con lo scudo. Non sarebbe affatto male. Lo spazio cè. Ho spalle larghe e una discreta circonferenza toracica. Sembrerei un generale. Lo sembreremmo, e saremmo, davvero tutti




