IL ROMANISTA (P. MARCACCI) - Nonostante una lieve inclinazione alla claustrofobia, mi sono immedesimato per un attimo in uno dei minatori cileni estratti ieri dalla loro prigione sotterranea; non per avere in regalo un paio di occhiali scuri né per la maglia di Pizarro, che già posseggo, ma per immaginare dopo tutti questi giorni cosa avrei trovato.
un paio di occhiali scuri né per la maglia di Pizarro, che già posseggo, ma per immaginare dopo tutti questi giorni cosa avrei trovato. Fossi rimasto più di due mesi senza giornali né internet, senza radio e tv, di certo avrei dato per scontato, alla mia fuoriuscita dal sottosuolo, di trovare due cose: la Roma già venduta, magari allofferente più facoltoso e gli stadi italiani nel frattempo divenuti simili a delle chiese, con i soli fumogeni consentiti: quelli a base dincenso. Per quanto riguarda gli stadi, ci sono andato vicino: Marassi laltra sera aveva qualcosa di una cattedrale, solo ortodossa, come dimostrano le foto di Stankovic e compagni, impegnati nel simpatico gesto cetnico delle tre dita, utile anche per preannunciare agli ultras la sconfitta a tavolino. Del resto,secondo i dettami del Decreto Maroni, ai tifosi kosovari detnia albanese la trasferta era stata vietata, dunque i simpatici belgradesi non hanno esitato a bruciare anche lunico vessillo capitato lì per caso. Comunque, lapparato di sicurezza al "Luigi Ferrariis" ha funzionato benissimo: si temeva
che unorda di pericolosissimi bambini genoani e sampdoriani riuscissero ad entrare nellimpianto con le loro sciarpette al collo e con le bandierine in mano, invece tutto è filato liscio. Bene anche sotto il profilo dellabbattimento delle barriere allinterno degli stadi: la gabbia dei serbi presentava vie di fuga. Per quanto riguarda invece il passaggio di proprietà della Roma, una volta riemerso dal
sottosuolo, nel vedere la Roma ancora senza un nuovo proprietario avrei subito tratto la conclusione che nessun "magnate" (inteso come facoltoso imprenditore, non come incontri tra leghisti ed autorità romane) si sia nel frattempo fatto avanti, presentando unofferta, delle garanzie, dimostrando di avere qualche soldarello
da parte insomma. Di certo non quel Sawiris che in men che non si dica ha concluso con i russi unoperazione per miliardi di Euro. Se fossi un minatore cileno, oggi mi sorprenderei dopo i fatti di Genova e dopo le dichiarazioni del miliardario egiziano alla "Tv del Nilo", dove evidentemente le notizie scorrono meglio, portate dal fiume, ma non essendolo non posso sorprendermi di nulla; posso solo desiderare di entrarci ora, in una miniera e pazienza per quel po di claustrofobia: stareste comunque peggio voi, quassù, costretti tra le censure e le cesoie.