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IL ROMANISTA (C. FOTIA) - La poderosa macchina da guerra del ministro Maroni, pronta a impedire lingresso negli stadi a pacifici tifosi italiani che non vogliono tesserarsi, ha fatto flop a Genova, in mondovisione. Ha consentito a un gruppo di ultranazionalisti serbi ben conosciuti alle forze di polizia di tutta Europa
Da noi gli è stato invece persino consentito di irrompere sul pullman dei calciatori serbi, lanciando fumogeni
che hanno ferito il portiere della squadra. Lo spettacolo e stato surreale, degno della penna di un grande scrittore di fantascienza. Un energumeno con il mephisto nero calato sugli occhi e la maglietta nera con il teschio impresso lì sul petto, guidava il lancio di fumogeni in campo e tagliava indisturbato la rete di recinzione, mentre i suoi sodali spaccavano i vetri. Tardivo, per usare un eufemismo, lintervento della polizia in campo. Perché non sono stati fermati prima? Quali misure erano state concordate con la polizia serba, che conosceva perfettamente i teppisti? Come mai hanno potuto umiliare la polizia di una delle più grandi nazioni del mondo, dinnanzi agli occhi di milioni di telespettatori? E la prova che i proclami roboanti, le misure indiscriminate non servono a nulla. Servirebbero azioni serie di prevenzione, di intelligence, come si dice, per tenere i violenti lontani dagli stadi. Non linutile propaganda repressiva che colpisce tifosi incolpevoli e lascia liberi di agire gli organizzatori della violenza, che ha spesso - come dimostra lo scandalo di Genova - ben altre ragioni e altri protagonisti. Infine si e cercato di giocare una partita grottesca, in un clima surreale, con la polizia schierata ai bordi del campo, mentre i bengala continuavano a piovere in campo sui nostri giocatori. Poi ha prevalso il buon senso e la partita e stata sospesa. Ma lumiliazione della nostre misure di sicurezza resta come un marchio indelebile.