
IL ROMANISTA (L.PELOSI) - o chiameranno sempre uomo-derby. Per quel piatto (dice lui, stinco ribattono i compagni prendendolo in giro) al volo in una notte di dicembre. Di derby ce nè uno solo, daccordo, ma per un ex leccese di derby ce nè almeno un altro, quello col Bari. Vinto, con un gol di un altro ex leccese.
A destra non si passa. Kamatà è stato sostituito per manifesta inferiorità, Rivas ha avuto 5 minuti di gloria e poi gli è stata riservata la stessa sorte. Provaci, avvicinati, la palla te la tolgo e forse me ne vado pure in attacco. Allultimo minuto lo stesso Rivas, vistosi portar via ancora una volta il pallone, ha avuto una crisi di nervi e lha buttato via, prendendosi unammonizione. E Marco? Tutto normale: «Sullo scudetto siamo ancora in corsa, ogni partita ha la sua importanza. Il Bari ha corso molto e ci ha messo in difficoltà, è una squadra molto veloce. Il tridente? Li davanti sono sicuramente importantissimi, se riusciamo a dargli palla riescono a fare qualcosa di positivo per noi». E quanto fa lui per tutti? Non lo dice, forse neanche se lo chiede. Semplicemente, lo fa, perché ragiona così.
E normale per lui, che a 19 anni non sapeva cosa scegliere tra il Montichiari in Interregionale e una carriera da muratore, che ognuno porti il suo mattone. Non ti dà prime pagine, non va in giro con le veline, se non gioca non fa né come Cicinho né come Panucci. Marco Cassetti tira dritto, nella vita e sulla fascia. E dice «Ti amo» alla moglie dopo il gol alla Lazio. Come tutti i grandi sottovalutati, se ne frega delle prime pagine, pensa solo a fare bene il suo mestiere, perché lui che ha imparato sulla sua pelle il valore del lavoro. E limportanza di un mattone in una costruzione, anche di una pietra che poteva essere scartata (in principio poteva essere Comotto). Tra esodi al San Nicola e tridenti, è tempo di paragoni con altri scudetti (che fa rima con Cassetti). Nessuno si sognerà mai di paragonare Cassetti né a Nela né a Cafu. Tutti penseranno al derby e alla sua esultanza, che però andava oltre il derby. In quei punti ai cartelloni pubblicitari cera scritto "Sì, anche io, per una volta anche io!". Protagonista. Da prima pagina. Per più di una volta, perché il Marco Cassetti delle ultime giornate è proprio la pietra raccontata nel vangelo che, scartata dai costruttori, è diventata testata dangolo. No, non è angolo. Cassetti ruba palla e fa ripartire lazione.