LA STAMPA - Per uno scherzo del destino Ciro Ferrara e Luciano Spalletti hanno trascorso insieme il pomeriggio a Castiglion Fiorentino dove si giocava il torneo in memoria dei ragazzi della Juve annegati due anni fa nella vasca del centro sportivo di Vinovo. Un contatto casuale tra due candidati che ambiscono alla panchina bianconera e che sulla rivalità hanno pure scherzato, sebbene la loro corsa sia arrivata agli ultimi metri e come previsto non sarà Spalletti a vincerla. La scelta infatti cadrà su Ferrara, luomo della società, il protagonista delle ultime due vittorie che hanno raddrizzato il campionato juventino. Rimane in piedi soltanto un dubbio: a Ciro chiederanno se se la sente di prendere subito in mano la squadra senza avere alle spalle grande esperienza. Se avrà paura di bruciarsi, passeranno a un altro candidato.
Ma, per quanto conosciamo Ferrara, è più facile che rinneghi il mare, che ama tantissimo, piuttosto che rifiuti la proposta. La decisione arriva dai massimi livelli del club. Spalletti ha avuto buoni sponsor, ha parlato con i dirigenti bianconeri come aveva fatto lanno scorso con il Chelsea. Da Roma raccontano che gli unici e momentanei impedimenti al suo ingaggio sarebbero il numero eccessivo di collaboratori (sei, per un costo di oltre 2 milioni lordi) e il fatto che Rosella Sensi intende vincolarlo al rispetto del contratto con la Roma. Certo, sono ostacoli, soprattutto quello di carattere finanziario, ma non decisivi. In realtà cè un gruppo forte e interno alla Juve che boccia Spalletti per ragioni più strategiche. Si pensa che il tecnico dalle giacche strizzate abbia esaurito la spinta che lha portato a lavorare benissimo allUdinese e alla Roma ma che non lha accompagnato nellultima stagione.
La preferenza va ad allenatori emergenti che accettino di lavorare con uno staff meno costoso e precostituito dalla società, gente che non detti lagenda del mercato e che dimostri la «fame» che contraddistinse Lippi, quando arrivò nel 94 con lambizione di imporsi nel grande calcio. Nel dossier di Blanc cerano Allegri, Giampaolo, nelle ultime ore era apparso pure Ballardini, però la scelta si è focalizzata su Ferrara, che è il più gradito alla proprietà. Ciro si trova al bivio più intrigante da quando ha smesso con il calcio giocato. Ieri sera ha raggiunto Coverciano dove questa mattina comincerà il lavoro con lo staff della Nazionale in vista della Confederation Cup. La sua potrebbe essere una permanenza di poche ore o di un paio di giorni al massimo. Poi tornerà a Torino per incontrare Blanc, dargli la propria disponibilità e chiudere definitivamente questo capitolo della ristrutturazione juventina.
In Sudafrica con gli azzurri non ci arriverà: limpegno con la Federazione è chiaro, se diventa lallenatore dei vicecampioni dItalia perde il posto di vice di Lippi ma è una rinuncia che Ferrara accetterà volentieri. Lapparente calma piatta che contraddistingue queste ore alla Juve contrasta con la realtà. Dopo la rivoluzione necessaria del 2006, questa sarà lestate del riaggiustamento più profondo nella squadra, in panchina e persino in società. La Juve cerca un esperto di calcio da affiancare a Blanc e Secco. Lo ha individuato in Beppe Marotta, anche se nel dossier del club non mancano le alternative. A Genova hanno fiutato laria. Negli ambienti vicini ai Garrone si ammette che il direttore generale della Samp potrebbe andarsene perché la proposta della Juve lo intriga, per quanto intraveda il rischio di non essere accolto con entusiasmo da chi inevitabilmente vedrebbe limitato il proprio spazio da un personaggio autorevole e ingombrante. Entro una decina di giorni arriverà la decisione, nel frattempo la società andrà avanti nei programmi e sul mercato, compreso quello in uscita. Ieri si è consumato un altro strappetto con Trezeguet. «Se arriva una proposta che mi piace e che mi restituisce il piacere di fare gol me ne vado» ha detto il francese a Sky e nel suo entourage si sussurra che, con Ferrara in panchina, la fuga di Trezegol sarà certa. Proprio come vuole la Juve.




