IL MESSAGGERO - La famiglia Sensi ingaggia Mediobanca con lincarico di advisor per la ristrutturazione del debito e la valorizzazione degli asset. Ma a Unicredit non è sufficiente il perimetro del mandato. E, come anticipato ieri da Il Messaggero, fa sapere che ha chiesto allazionista di maggioranza di Italpetroli di affidare entro un decina di giorni un mandato a una banca daffari di alto standing internazionale - a partire dalla stessa Mediobanca che gode di questi requisiti - per avviare un processo organizzato e trasparente per la vendita della Roma calcio.
Linteresse di Unicredit, dunque, al di là dei termini stretti posti, sarebbe quello di addivenire a una soluzione condivisa coi Sensi, visto che listituto oltre ad essere il principale creditore, è azionista di minoranza della Italpetroli col 49%. Nei colloquio dellaltro giorno, lavvocato Cappelli dello studio Grimaldi e associati avrebbe suggerito al collega De Giovanni (studio Lovells) anche il percorso operativo fino alla conclusione delloperazione, che è poi quello tipico delle transazioni nel mondo della finanza quando al centro cè una società quotata. La prossima settimana, probabilmente nella seconda metà, Italpetroli e Unicredit dovrebbero stipulare un accordo scritto in base al quale i Sensi dovrebbero conferire, anche alla stessa Mediobanca, lincarico di procedere alla gara per cedere la Roma. Laccordo dovrebbe contenere il prezzo da mettere come base dei negoziati coi pretendenti e altre condizioni che assicurino un iter lineare, trasparente e rapido. La mossa fatta ieri mattina dai Sensi di dare un mandato a Mediobanca diverso da quello indicato da Unicredit è sicuramente una carta molto abile giocata per il peso politico di piazzetta Cuccia nel mondo economico dove svolge un ruolo di sistema. Probabilmente la famiglia romana che da 15 anni governa il club giallorosso - lo scomparso Franco Sensi riscattò il 50% da Mezzaroma e divenne lazionista unico - per questo legame antico e anche affettivo è particolarmente legata al club. E vuole tentare la strada di rinegoziare per la terza volta il piano sul debito. Unicredit si mostra determinato ad andare fino in fondo alla strada intrapresa perchè a suo dire, sarebbero state violate le condizioni poste tassativamente a luglio 2008. Quando la banca milanese, nel nuovo piano di ristrutturazione con Italpetroli, rinunciò allopzione call (acquisto) su un 2% della holding che le avrebbe consentito di prendere il controllo. Listituto guidato da Alessandro Profumo non volle nemmeno il pegno sul 51% dei Sensi come abitualmente un creditore fa come garanzia dellallungamento delle scadenze. Nulla di tutto questo e soprattutto mano libera ai Sensi nella gestione, ma a condizione che venissero rispettate le scadenze pattuite per rimborsare il debito, compreso gli interessi. Italpetroli però non avrebbe pagato la rata di dicembre 2008 pari a circa 150 milioni e non avrebbe rispettato altri impegni. Di fronte a questa situazione, forte delle clausole contenute nellaccordo della scorsa estate, Unicredit è passato al contrattacco. Ma tenendo presente sempre la tutela dei propri diritti e linteresse sociale e sportivo.




