LR24 (A. CIARDI) - Il titolo è rubato a un film, sia chiaro. Il grande botto non significa che la Roma entro la fine del mercato comprerà o debba comprare Vinicius Junior o Dembele. Sfumati oramai da settimane Greenwood e Summerville (parere personale: il primo ha i mezzi per cambiare il volto di una squadra ambiziosa, il secondo...forse), parte della piazza ha, di conseguenza, sminuito l'arrivo di buonissimi calciatori: Castro, Koulierakis e Molina. Anche perché Gasperini ha parlato chiaro: c'è la Champions League, c'è da giocare tante partite, servono alternative sullo stesso livello dei titolari. Ma non bastano le "rassicurazioni" del tecnico sui nuovi arrivi, e il motivo si individua facilmente. In ballo c'è un fattore psicologico sommerso. Gli acquisti vengono, da una parte della piazza, giudicati con distacco, se non addirittura male, perché c'è uno strascico di negatività a dispersione lenta causato dai mancati arrivi degli esterni trattati. Al punto che qualsiasi nuovo nome si abbini alla Roma da una quindicina di giorni, anche se semisconosciuto, fa sospirare molti tifosi che, forse senza manco averlo mai visto all'opera, lo considerano un fenomeno da comprare a ogni costo. E continuano a rimanerci malissimo pure se il semisconosciuto in questione non è mai stato un concreto obiettivo ma soltanto un nome "chiacchierato" e alimentato sui social, nelle live, nelle dirette radio e televisive. Un po' come lo scorso anno, quando la Roma trattava un presunto fenomeno che vantava ben sette minuti nel City: Echeverri. C'era un'enfasi attorno a quel nome che avrebbe meritato un approfondimento clinico.
Possiamo chiamarla Sindrome da esterno d'attacco. Colui che quest'anno cambierà la percezione del mercato. Se la Roma metterà a segno un colpo sulla fascia sinistra, possiamo scommettere che le bocche storte all'annuncio di Castro, Koulierakis e Molina, si raddrizzeranno. E la tiepida accoglienza in una frazione di secondo sarà un lontano ricordo. Anche perché è evidente (lo era già un anno fa) che a Gasperini serva l'uomo della svolta. L'uomo del salto di qualità in un reparto che, in corsa, nella passata stagione, ha già avuto il suo grande valore aggiunto nella corsia centrale, grazie all'arrivo di Malen. Senza il quale, pure non esistendo controprove, nel girone di ritorno la squadra avrebbe avuto fatto forse qualche punto in più della Lazio. L'ala di livello, oggi, rivaluterebbe in modo quasi plebiscitario l'intero pacchetto di calciatori in entrata della squadra. Che a quel punto sarebbe, oltre che più forte, decisamente più completa.