
LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Dei difetti della società e degli errori recenti commessi dall'allenatore se ne parla abbondantemente. È quindi sacrosanto accendere i fari sulle facce dei calciatori della Roma, chiedere al regista un primo piano che evidenzi espressività e fisiognomica, senza arrivare alle teorie lombrosiane. Lasciando stare postura calcistica e capacità di leggere i movimenti difensivi e offensivi. Guardiamo in faccia i giocatori della Roma. Sì, proprio quelli che, assieme ai colleghi delle altre squadre, dopo aver passato la clausura saturandoci la vista con le storie instagram dai tapis roulant di Casal Palocco o adoperandosi nei challenge sui palleggi in ciabatte con i rotoli della carta igienica, hanno invaso i nostri apparati auditivi ripetendo come pappagalli a ogni intervista teleguidata che non vedevano l’ora di tornare a giocare a pallone. Figuriamoci se gli avesse fatto schifo. Le facce tradiscono i sentimenti. I calciatori della Roma sembrano gli ospiti del braccio della morte di un carcere centro-americano. Sguardi attoniti, se fossero attori patirebbero la fame perché non mutano mai espressione, al massimo se subiscono il primo gol diventano un po’ più tristi, ma neanche troppo. Fissano il vuoto, che mediamente è reazione tipica e caratterizzante di un poco edificante difetto caratteriale. I calciatori della Roma non si incazzano. Se perdono sette partite su dodici, l’unica reazione si concretizzerà il giorno dopo quando sui social useranno l’emoticon del bicipite gonfio su sfondo campi di Trigoria con didascalia “al lavoro per la prossima sfida”. Sfida, sostantivo femminile: provocare l’avversario a duello o ad altra competizione. Quindi, uso improprio di sostantivo italiano. Nel duemilaventi l’unica cosa che i calciatori della Roma hanno provocato negli avversari è gioia. Sei l’Udinese e sei reduce da due sconfitte consecutive? Nelle interviste pre gara, gonfierai il petto e dirai “ci rifaremo con la Roma”, consapevole che il campo non smentirà i tuoi propositi. Il calciatore è un privilegiato ma non un fortunato. Il suo status lo ha ottenuto lavorando duro. Ma per amor proprio, quello status dovrebbe difenderlo e onorarlo. Difendere e onorare il proprio status se proprio non si riesce a difendere e onorare la maglia che si indossa. I calciatori della Roma dovrebbero rivedere le partite che giocano, non per rendersi conto della scarsa pressione sugli avversari o sul posizionamento sbagliato per i calci d’angolo. Dovrebbero rivedere i primi piani delle loro facce. Capirebbero tante cose. Forse. 
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