Post Match - Me contro me

Post Match
lunedì, 20 aprile 2026 alle 16:06
pmrmata
LR24 (
MIRKO BUSSI) - Come nell'abusato meme in cui Spiderman guarda un altro Spiderman, Roma e Atalanta si sono ritrovate all'Olimpico un centinaio di giorni dopo l'andata, finita 1-0 per la squadra che, da meno di due mesi, era passata da Juric a Palladino. Ideate entrambe su un'idea di Gian Piero Gasperini, le due squadre sono arrivate una di fronte all'altra mostrando strumenti diversi per affrontare le stesse, o quasi, problematiche, quelle di avere a che fare con un avversario che si riferisce sull'uomo nelle pressioni.
L'essenza di Roma-Atalanta si sprigiona in una manciata di minuti, a ridosso della mezz'ora. Quando è l'Atalanta a battere un corner e, sugli effetti, scocca una ripartenza che porterà Malen a ridosso di Carnesecchi. Angolo per la Roma, stesso risultato ma contrario: sul rilancio di Zappacosta è Ederson a mangiare il duello con El Aynaoui e ritrovarsi di fronte a Svilar. Lo stile di pressioni di entrambe le squadre avrebbe prevedibilmente generato una partita di giocate dirette o transizioni letali. Come d'altronde sarà quella che porta in vantaggio l'Atalanta.
Le differenze delle due squadre si ritrovano nel modo in cui tentavano di disinnescare le pressioni avversarie. Nonostante Palladino, in questo, stia progressivamente sfumando i tratti più intensi lasciati da Gasperini nell'impostazione del non possesso. Lo si vede facilmente confrontando i comportamenti di Ederson ed El Aynaoui: mentre il romanista accorciava ovunque il rispettivo dell'Atalanta, il brasiliano, in particolar modo quando ELA si abbassava in costruzione, lo allentava per mantenere maggiori riferimenti posizionali.
E anche gli strumenti di costruzioni delle due squadre differivano notevolmente: Palladino, fedele a principi di calcio più posizionale, prendeva una delle idee sfoggiate da Guardiola per affrontare squadre con riferimenti sull'uomo. Al fianco di Carnesecchi, nella prima costruzione, andavano a sedersi infatti entrambi i centrocampisti, Ederson da un lato e De Roon dall'altro. Con Kolasinac che, alzandosi, tirava via Malen, l'iniziatore del pressing romanista. Questo obbligava la Roma, come si vede sopra, ad adeguarsi con cambi di marcatura che non appaiono ancora adeguatamente fluidi da poter essere innescati a piacimento. Malen, infatti, doveva consegnare Kolasinac ad El Aynaoui per potersi dedicare ad Ederson e non provocare troppo disordine nella struttura romanista. Il più delle volte, questi posizionamenti in costruzione dell'Atalanta avevano lo scopo di apparecchiare un 4v4 offensivo da raggiungere con una giocata diretta di Carnesecchi che avrebbe permesso, sul duello aereo o sulla successiva seconda palla di giocarsi una situazione offensiva favorevole.
Dall'altro lato, invece, la Roma insisteva con le sue tipiche combinazioni in catena, enfatizzando ancor più del solito la partecipazione dei terzi di difesa. Da un lato Mancini tendeva, anche per caratteristiche, ad inserirsi maggiormente e compensare così i movimenti incontro di Soulé, dall'altro Hermoso chiamava
spesso triangolazioni interne a Rensch, come quella che, intercettata, darà vita alla transizione del vantaggio dell'Atalanta. Un esempio vivido dei comportamenti ripetuti dei terzi di difesa di Gasperini si ha proprio nel gol dell'1-1: sul prolungato possesso romanista, che passa da destra a sinistra per tornare poi nuovamente a destra, prima Mancini e poi Hermoso finiscono per invadere l'area di rigore, al punto da diventare i romanisti più offensivi al momento del cross di Soulé.

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