Post Match - La partita che non c'è stata

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martedì, 07 aprile 2026 alle 23:15
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LR24 (MIRKO BUSSI ) - La partita che la Roma aveva pensato è durata un minuto. La girata di Lautaro, al termine del primo giro di lancette, ha stracciato il piano romanista, che da lì ha modificato i suoi indirizzi nelle pressioni. Come si vede sul primo possesso dell'Inter, infatti, la Roma aveva posato la solita artiglieria pesante. Su Calhanoglu c'era Pellegrini, lasciando Malen a metà tra Acerbi e Akanji, con Pisilli che si occupava di Barella fintanto che il centrocampista nerazzurro ballava a centrocampo. Quando poi si sarebbe alzato, c'era Hermoso pronto a raccoglierlo in consegna. Di base, però, un atteggiamento più prudente permetteva alla Roma di garantirsi una superiorità numerica, almeno iniziale, contro Lautaro e Thuram. I segni dei ripetuti confronti con l'Inter di Inzaghi erano visibili sulle scelte di Gasperini che, evidentemente, nel calcolo dei rischi e benefici aveva fatto prevalere i primi sulla scelta di andare di petto sull'abilità di costruzione e sulla mobilità che Chivu ha raccolto e, in parte ancora lasciato installata, nel passaggio di consegne.
In realtà è proprio il progetto iniziale delle uscite a spalancare il varco su cui Thuram costruirà il duello con Ndicka dell'1-0. Nonostante un atteggiamento più prudente, che dunque toglie aggressività alla prima pressione romanista, sul giro che da Zielinski, abbassatosi sulla prima linea di costruzione, porta ad Akanji, passando per Acerbi, è Pisilli a lanciarsi in un'uscita impegnativa vista la distanza (oltre 20 metri) e la libertà di ricezione di cui poteva godere l'ex centrale del Manchester City. Questo, a catena, porta avanti Hermoso per accorciare su Barella come da dettami, e finisce per allargare il ring del duello Thuram-Ndicka, con inevitabili vantaggi per l'attaccante interista.
Da qui in poi, seppur sia appena trascorso un minuto, la Roma fa volare per aria i fogli delle sue pressioni, passando direttamente al piano B, che poi rappresenta in maggior purezza la filosofia di Gasperini. 3 su 3 di Soulé, Malen e Pellegrini coi centrali di Chivu; Pisilli che va a tampinare Calhanoglu ed Hermoso, a quel punto, definitivamente sguinzagliato per seguire le tracce di Barella. Con la mobilità ormai tipica dell'Inter che finisce per far tendere all'assurdo, in alcuni momenti, la disposizione romanista. Al minuto 7, infatti, il fotogramma raccolto nel post sopra vede Hermoso come primo "pressatore" romanista, il più avanzato. Succede per tentare di rispondere ai movimenti e al gioco di ruoli dell'Inter, con cambi di marcatura della Roma che spingono il difensore fino all'ingresso dell'area avversaria su Calhanoglu.
Dopo aver risposto in maniera particolarmente efficace alle problematiche di contrastare il gioco di posizione, ora pare essere l'"uomo contro uomo"
dall'altro lato della sbarra: saprà rispondere, e in caso come, alla capacità che hanno raggiunto le squadre, oggi, di scomporsi in costruzione, e dei giocatori di riconoscersi e legarsi anche fuori dalla "comfort zone" del proprio ruolo?

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