FONSECA: "Pedro e Mkhitaryan molto simili, insieme a Dzeko sono un punto di riferimento per la squadra. Smalling? Ho fatto un grosso sforzo per tenerlo"

Interviste AS Roma
domenica, 06 dicembre 2020 alle 9:02
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Torna a parlare Paulo Fonseca. Il tecnico della Roma, nei giorni scorsi, ha rilasciato un'intervista al portale inglese. Queste le sue parole:
Sulla cucina italiana e di Trigoria
"Il risotto qui è incredibile. Luka Jurowich (lo chef del centro di allenamento di Trigoria) è un 'problema', cucina davvero bene".
Sulla città di Roma
"Ci ero già stato prima di allenare la squadra e l’ho sempre amata, non lo dico soltanto perchè stiamo facendo un’intervista o perchè sono l’allenatore della Roma. Ambientarsi non è stato difficile: la storia dice che i portoghesi sono in tutto il mondo".
Sul calcio portoghese
"In passato eravamo molto tradizionali, tutto ciò che sapevo è che dovevamo correre. Vitor Frade ha cambiato molto la nostra mentalità, che si è vista grazie alla comparsa di Mourinho. Josè è stato molto importante perchè ha lasciato il Portogallo e ha avuto grande successo. Questo ha cambiato il modo delle persone di considerare i nostri allenatori".
Sugli inizi del suo percorso da allenatore
"Perchè non ho mai pensato ad allenare prima dei 30 anni mentre giocavo? Perchè non imparavamo molto da giocatori. Ai tempi il nostro gioco era molto tradizionale, molto fisico. Utilizzavamo molto la marcatura a uomo. Jorge Jesus è stato il primo allenatore tattico che ho avuto. Ci ha fatto vedere le cose in modo diverso e ho iniziato a pensare alla partita in modo molto tattico. I punti di riferimento sono diventati tre: lo spazio, la palla e il nostro avversario. Da lui ho imparato molto sull’organizzazione difensiva, tutti i dettagli di quella fase di gioco. Ho iniziato a capire molte cose".
Sulle sue fonti di ispirazione
"La squadra che mi è piaciuto di più osservare è stata il Barcellona di Guardiola".
Sul campionato italiano.
"Tatticamente gli allenatori sono forti, ben preparati. Per questo il calcio è così duro qui, è molto tattico. Quando gli italiani vanno a lavorare all’estero non è difficile per loro. Ho dovuto adattare le mie idee. In passato ero ossessivo riguardo al possesso palla. Adoro le squadre che sono coraggiose col pallone. Ma sono cambiato. Tenere il pallone quanto mi piacerebbe non è possibile in Italia. Sono arrivato a capire l’importanza delle transizioni, ho capito quanto importante sia conquistare il pallone e attaccare velocemente, perché le squadre sono tutte ben preparate difensivamente. Trovare spazi è difficile qui. Se non attacchi velocemente, loro si organizzano molto rapidamente e non hai più transizione".
Su Pedro e Mkhitaryan.
"Il loro carattere è molto importante per me. Pedro non giocava tutte le partite al Chelsea, ma quando lo faceva lavorava molto duro difensivamente. Sta confermando tutto ciò che pensavo di sapere. Anche Mkhitaryan è molto simile a Pedro. Sono ragazzi molto intelligenti, con una forte capacità tattica. Ma quello che mi piace vedere da loro è la motivazione, Micki lavora come se fosse un diciottenne, tutti i giorni. Non è facile trovare caratteri come loro. Sono un riferimento per la squadra come Dzeko".
Su Smalling.
"Sapete che ho fatto un grosso sforzo per tenerlo. Chris ha le caratteristiche ideali per il calcio italiano. Non è facile trovare difensori centrali veloci e aggressivi come lui".
(theathletic.com)

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