SANTON: "Voglio restare alla Roma e vincere qualcosa. Kolarov? Un grande professionista, per me è un esempio"

23/04/2020 alle 19:00.
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Continuano sul profilo del Lupebasket le dirette di "Amici di Marcella Filippi", una trasmissione "made in Lupebasket" ideata e condotta dalla giocatrice del Fila San Martino. Ospite di quest'oggi è il terzino della Roma Davide Santon. Queste le sue parole:

a sinistra?
o sinistro è indifferente. Mi trovo bene da tutte e due le parti. Dipende da dove mi mette il mister.

Look da quarantena?
Pantaloncini e mogliettina. Siamo comodi, tanto dobbiamo rimanere a casa tra allenamenti e famiglia.

Ti stai allenando?
Ogni giorno ci alleniamo. Oggi giorno di riposo. Ognuno ha il proprio programma e ci alleniamo per mantenerci in forma. È meglio tenere un fitness abbastanza alto.

Il rimpianto più grande?
Non è neanche un rimpianto. Ho avuto un infortunio abbastanza grave nel momento della mia esplosione calcistica, che mi ha condizionato tutta la mia carriera. Non sei libero come vorresti essere, devi lavorare tre volte di più. È stato un colpo forte che ho risentito. Nella mia carriera non ho rimpianti perché ho sempre dato il massimo, ci sono momenti che vanno meglio, momenti che vanno peggio, ma ho sempre lavorato al massimo.

Il compagno che scherza di più?
Prima di partire era . Adesso ce ne sono tanti: Pellegrini, Cristante, Spinazzola, Mancini... Adesso con le chat ci scambiamo qualche battutina.

Com'è Kolarov?
Kolarov è un grande professionista, è il numero uno, per me è un esempio.

Vorresti rimanere a Roma?
Voglio rimanere a Roma, qui sto bene. Ho il desiderio di vincere qualcosa con questa squadra. Qui si sta bene. Roma è una città bellissima, molto grande perché per spostarti devi fare 40-50 minuti di macchina. A parte 2-3 mesi il clima è sempre bello, c'è sempre il sole.

24 febbraio 2009.
È stato l'anno del mio esordio nella categoria massima. Il mio esordio con l' è stata proprio in Coppa Italia contro la Roma. In
ho esordito contro il Manchester United ed è stato il 24 febbraio 2009.

Qual è stata l'emozione di esordire in contro Cristiano Ronaldo?
Essendo giovane ero anche ingenuo e quindi non mi rendevo conto dell'importanza della partita e cosa stavo facendo. Qualche tempo prima giocavo con la Playstation con lui quindi ho provato emozioni strane. A fine partita è stato Ronaldo ad abbracciarmi e farmi i complimenti. Poi io gli sono andato vicino per chiedergli la maglia e lui mi ha risposto "Non posso perché la devo dare a Figo. Te la do nella gara di ritorno". Nella gara di ritorno non gli avevo detto nulla e lui è venuto vicino al nostro spogliatoio e mi ha dato la maglia.

Come gestire la crescita di un calciatore?
Non mi sono mai montato la testa, sono rimasto sempre umile. Noi giocatori siamo persone come le altre - almeno mi reputo una persona come le altre -L'unica cosa è che qui in Italia quando escono dei talenti vengono paragonati a dei campioni, ma prima di essere un campione lo si deve dimostrare. Nel mondo ci sono tanti bravi giocatori, ma pochi campioni. Bisogna far crescere i giovani senza fare i paragoni.

Segui il basket?
Ogni tanto vedo qualche partita di Nba su Sky, anche perché è uno sport che mi piace, ma non lo seguo più di tanto. Mi piacerebbe vedere una partita dal vivo.

Dove giochi meglio?
Dipende dove mi mette il mister, quest’anno mi sto trovando bene a destra

Hai segnato solo un gol, come mai?
Perché è difficile far gol, l’importante è che vinca la squadra. Avrei potuto fare qualche gol in più

Sullo stop al campionato
È una tragedia che ha colpito tutti, speriamo si risolva presto

Che numero avresti scelto se la 18 fosse stata occupata?
Dovevo vedere cosa c’era a disposizione. Quando sono arrivato era il 2018, il 18 era libero e l’ho preso, altrimenti non so cosa avrei preso

Non hai quindi un numero fortunato?
Ci sarebbe il 17, mi ha portato sia fortuna che sfortuna in carriera, l’ho anche tatuato. Il mio primo Scudetto era il diciassettesimo dell’, il mio unico gol l’ho segnato il 17 e anche il mio infortuno è avvenuto un 17

Come è stato il tuo arrivo al Newcastle?
Non parlavo inglese, all’inizio è stata dura perché mi dovevo abituare all’ambiente. La maggior parte delle volte piove. Il Newcastle mi è rimasto nel cuore. Oltre ad aver conosciuto mia moglie, che mi ha cambiato la vita. Sono rimasto affezionato alla città, una volta all’anno torno a Newcastle. Superato il primo periodo sono stato bene

Com’è Mourinho come allenatore?
È l’allenatore che mi ha lanciato, ha sempre creduto in me. Più che un allenatore è stato un motivatore per me, mi ha aiutato tantissimo

Hai un mental coach?
Sì, ora lo sento per telefono. Fa sempre bene

rimane alla Roma secondo te?
Sento Alessandro ogni giorno, ma parliamo di tutto tranne che di mercato, al momento non possiamo saperlo.