LR24 (A.CIARDI) - San Vito al Tagliamento, ma anche Casarsa della Delizia, cittadina friulana che se sbagli strada finisci in Slovenia, ottomila anime e il cimitero dove riposa Pier Paolo Pasolini, perché là fu officiato il suo funerale. Di preciso, San Giovanni, frazione di Casarsa, dove è cresciuto Bryan Cristante, nato a San Vito da padre canadese, che assieme alla madre lo chiamò Bryan in onore di Bryan Ferry. La Roma ha anche il suo volto, come ovviamente ha il volto di Gian Piero Gasperini da Grugliasco, altro lato dell'arco alpino, ai piedi dei monti in provincia di Torino, cittadina nota anche per il complesso commerciale delle Gru. Gente di provincia nel giorno in cui Roma toglie gli stornelli e diffonde nell'aria le note del tango argentino, perché le firme che contano sulla rimonta contro l'Atalanta sono di Soulé, dello stakanovista Dybala, di Balerdi, di Molina, di Castro e pure di Hermoso, che molti già chiamano Jesus, che sembra più argentino che spagnolo. Si esalta la garra, il cuore, la tigna. Si esaltano i capelli col mullet. Ma non sottovalutiamo il metodo della provincia italiana. Quella che magari non trasporta e non trascina le folle, ma che nei momenti che contano, quando spesso in molti si chiamano fuori, si rimbocca le maniche e risponde presente. Cristante non è l'idolo di nessuno e tantomeno il centrocampista ideale di nessuno. Ma la banalità di dargli sempre addosso, è figlia di una pigrizia mentale e di tanta superficialità.
Se Wijnaldum non si fosse rotto la gamba, sarebbe finito in panchina. Se la Roma non avesse preso due catorci come Sanchez e Aouar, sarebbe finito in panchina. Se l'anno scorso non si fossero spesi oltre venticinque milioni per uno marocchino senza un briciolo di temperamento, Cristante sarebbe finito in panchina. Invece Cristante gioca. Con quella faccia un po' così e quel rendimento che garantisce quantomeno linearità a tutti gli allenatori, diversissimi tra loro, che la Roma ha alternato in annate schizofreniche. C'è chi lo ha accusato, sabato, di avere sbagliato tanti passaggi. Forse qualcuno sì, ma si esagera. E, soprattutto, ci si dimentica che sull'uno a zero per l'Atalanta se non ci fosse stato un suo recupero al limite dell'area di Svilar, figlio della capacità nel leggere lo sviluppo delle azioni, la Roma oggi si starebbe leccando le ferite.
Nessun mezzo busto al Pincio, ci mancherebbe. Ma è profondamente ingiusto coltivare il pregiudizio negativo nei suoi confronti. Quando la Roma comprerà un mediano più forte, andrà in panchina. Perché non risulta che da nove anni sia lui a puntare la pistola alla tempia ai tecnici per giocare o ai dirigenti per rinnovare i contratti. Insomma, la frase "ancora co' Cristante" è banale, e per niente originale. È oramai un luogo comune. E più o meno tutti, almeno una volta, l'abbiamo pronunciata. Ma tirarla fuori quando non serve, soltanto perché è un pigro e indolente tormentone, diventa stucchevole. Se la Roma balla il tango, Cristante è quello che porta i dischi di Astor Piazzolla, che allestisce la sala, e che si occupa del catering, mentre copre le spalle a Miguel Angel Zotto.
@augustociardi75