Il fotogramma

Esclusive
venerdì, 28 gennaio 2011 alle 9:34
IL ROMANISTA (P. MARCACCI) - Così perfetto è il lancio/ Da far rima con l’aggancio: la metrica della giocata è più precisa ancora di quella delle parole, quando Mirko addormenta a terra il gattino rotondo, la palla stanca di farsi maltrattare dalle suole di Melo, è già Fotogramma,
è più precisa ancora di quella delle parole, quando Mirko addormenta a terra il gattino rotondo, la palla stanca di farsi maltrattare dalle suole di Melo, è già Fotogramma, in verità: l’archetto per il violino lo fornisce De Rossi, corriere espresso da distanze siderali, lancio da un emisfero all’altro, che il centrocampo è un Equatore di calcetti e passaggi, i loro, sbagliati. Poi Mirko è Stradivari, tzigana melodia più rotonda della palla: tra il petto e lo scarpino scorre tutto un pentagramma, con la postura degna di una passeggiata griffata per Pitti Uomo, altro che l’Olimpico savoiardo.
E’ già un capolavoro che l’attimo successivo brucia come uno zolfanello di stupore, è l’attimo che muore in un crescendo di perfezione euclidea: Mirko calcia con una sicurezza tale che l’occhio sgranato di chi guarda non ha neppure bisogno della conferma della traiettoria; Mirko lo fa come se lo avesse già visto, come istante già vissuto, eterna reincarnazione del gesto tecnico: è il deja vu del talento, che ne sanno Del Neri e i metalmeccanici di centrocampo? Quando la palla parte, è già arrivata, in effetti, è il bacio dal quale sai che farai all’amore, è la Mole Antonelliana che viene giù come in uno di quei film catastrofici; è pure un click senza preavviso che coglie tutti a bocca aperta: Storari che rinuncia per non peggiorare la sua agonia, Aquilani che si scioglie in un riscaldamento kafkiano, Andrea Agnelli tosato nelle velleità e negli obiettivi depennati di stagione.
Che era, un fendente, una parabola? Se si, di un vangelo pagano, quello secondo Mirko, che anticipa il pensiero con l’istinto, che quando comincia una giocata è nella cronaca e l’istante successivo si ritrova già nella storia, nel lasso di una traiettoria che è come allacciare le cinture e ritrovarsi già atterrati, anche se al suolo ci sono brandelli di Juventus di cui la Roma sputa le ossa, alla fine del banchetto sotto la curva. Se gli juventini fossero buongustai, invece di fischiare l’impotenza dei loro avrebbero applaudito l’estetica recapitatagli a domicilio, ma invece di dare consigli a chi non li merita noi, graziati da tanta bellezza, cominciamo ad immaginarci cosa si inventerà la prossima volta.

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