Post Match - "Il calcio è tempo, spazio e inganno"

27/02/2025 alle 10:51.
pmsael

LR24 (MIRKO BUSSI) - "Il calcio è un gioco basato sull'inganno", ha detto uno di quelli che ne aveva ricevuto in dote i segreti, come Diego Maradona. Chi ci ha passato le notti sopra a decifrarlo, come Cèsar Luis Menotti, aveva reso il tutto un po' più algebrico: "Il calcio è tre cose: tempo, spazio e inganno".

La Roma l'ha visto lunedì sera, quando l'arte più nobile del calcio, quella ingannatrice per natura, l'uno contro uno, gli ha spianato la strada davanti al Monza.

Perché l'uno contro uno non ha solo l'effetto di una superiorità numerica ma ribalta i piani, cambia le dimensioni, altera le percezioni. Insomma, inganna. E non solo il diretto avversario, vittima dell'uno contro uno.

Al 5', per esempio, Soulé s'incurva come fa quando entra nel suo mondo, quello tappezzato di uno contro uno. Lo fa da sinistra, dal lato che gli si addice meno, almeno in teoria, ma più che puntare Lekovic per dribblarlo, lo fissa, attirando su di sé le attenzioni del blocco difensivo del Monza che così perde reattività nell'assorbire l'inserimento di Pisilli. Soltanto quando Soulé svelerà il pallone, facendolo passare tra le gambe dell'avversario, l'inganno sarà svelato: il centrocampista è ormai alle soglie dell'area piccola a raccogliere il regalo, poi scartato in malo modo. Perché l'uno contro uno, in particolare quando avviene lateralmente, porta con sé effetti collaterali: chi difende in area faticherà a tenere sotto controllo due punti cardinali della marcatura, il pallone, da una parte, e l'avversario di riferimento, se fuori dalla visuale.

Poco dopo, a fare da illusionista sarà Saelemaekers. Dal vertice opposto dell'area di rigore, s'approfitta della distanza permissiva che gli ha accordato il suo avversario che pare quasi scommettere sul cross, la soluzione più ipotizzabile per un piede destro, da destra. È quello su cui gioca il belga, fintando il servizio in area di rigore e apparecchiandosi il tiro girevole sul sinistro, con quello che si definisce uno "scarto" più che un dribbling autentico.

Nel 2-0, invece, Soulé è tornato nella sua cameretta, quella vicina al corridoio laterale destro. La conduzione dell'argentina è ricca di tocchi: servono a tenere il pallone sotto stretto controllo e ridurre, di conseguenza, le possibilità di intervento dell'avversario, che finisce per indietreggiare fino all'ingresso dell'area di rigore. Qui, mentre incede, c'è tutto il resto della truppa difensiva del Monza che, col fiato sospeso, viene catturato dall'uno contro uno in scena perdendo efficacia nei propri compiti. Shomurodov ha il merito di assecondare fino all'ultimo le intenzioni del compagno restando in una posizione ibrida che gli permetta di scegliere la porzione d'area da attaccare. Prima, però, Soulé completerà il proprio affresco fintando il cross quando ormai la disponibilità di spazio sembrava esaurita, al punto da convincere il proprio avversario a lanciarsi per ostacolarlo. Schienato il contendente, l'argentino termina l'opera col cross, stavolta sì, di destro, su misura per la testa di Shomurodov, sul quale chi avrebbe potuto far di più in marcatura è il secondo centrale, che invece rimane ipnotizzato all'altezza del secondo palo.

E prima di uscire, anche Baldanzi sfodera il proprio arsenale sul tavolo dell'Olimpico. La zona in cui riceve, però, è più centrale e con una densità avversaria maggiore si espone rapidamente al raddoppio. La forte inferiorità numerica che contraddistingue lo sviluppo romanista viene però annullata dalla superiorità qualitativa: Baldanzi infatti decide di minacciare lo stesso la linea e con un dribbling, questo sì estremamente autentico, passa attraverso i due sfidanti, aprendosi di colpo tempo e spazio per il tiro. Tutto grazie ad un magnifico inganno.