Post Match - Costruzione e autocombustione

Post Match
di zuma
lunedì, 29 agosto 2022 alle 19:16
pm
LAROMA24.IT (MIRKO BUSSI ) - E' stato un problema mentale. Anzi tattico, oppure tecnico. O ancora fisico. La necessità di dare un codice fiscale ad ogni difficoltà, che nel calcio significa sconfitta, porta a tagliare i legami che una sfera intreccia con l'altra, influenzandola ripetutamente. Succede spesso, succede anche in Juventus-Roma dove tracciare la linea tra le difficoltà incontrate dal punto di vista emotivo, tattico, tecnico o fisico appare talmente complesso da, forse, risultare inutile.
Per scelta consenziente di chi l'allena, che ha sempre innumerevoli titoli e informazioni per valutarla più efficacemente di chi la guarda, la via più battuta dalla Roma per superare le pressioni altrui è un ponte che conduce dritto alle porte dell'area avversaria. Ma quel ponte, nel giorno in cui l'artiglieria pesante ti è stata in parte sottratta, come Zaniolo, o risulta ancora da consegnare, come Belotti, ed Abraham ha a che fare con un bruto come Bremer che gli decurta al 29% la percentuale di duelli aerei vinti, può risultare meno proficuo. Così la Roma è stata spinta dentro ai suoi problemi peggiori, quelli di trovare una via d'accesso alternativa, dovendo svoltare nei vicoli più angusti del campo.
La prima pensata, scaturita dal calcio d'inizio, porta nei sentieri preferiti per la risalita offensiva della Roma: il lato sinistro. Quello da cui Zalewski, dal finire della scorsa stagione, ha spesso tolto gli imbarazzi, stappando le prime pressioni avversarie. Sabato c'era Spinazzola e in più quei percorsi sono inevitabilmente balzati agli occhi alla Juventus che, infatti, si dirige con De Sciglio che arriva dall'interno, proprio per complicare una giocata interna che, un destro, inevitabilmente privilegerà da quella fetta di campo. Spinazzola ritarda la giocata di secondi, che nel calcio diventano rapidamente ore almeno nella percezione. Quando il 37 arriva all'esecuzione, infatti, gli spiragli per il pallone sono ridotti. Riconquista avversaria e Roma costretta alla prima, dura, transizione negativa dopo appena 14 secondi. Se poi ne nasce una punizione, un'esecuzione letale e uno svantaggio dove tutti raccontano che la sconfitta è ineluttabile, risulta più facile immaginare come gambe e pensieri possano farsi di colpo flaccidi.
E la scarsa abitudine nel trovare accessi meno diretti alla base avversaria s'ingigantisce fino a risultare problematica. Tant'è che i principali pericoli la Juventus riuscirà a produrli per effetto di transizioni su costruzioni errate della Roma. Come quella che riguarda la coppia Mancini-Dybala, entrata in contatto visivo poco dopo la metà del primo tempo ma che farà correre un brivido lungo quanto il responso del Var sulla pelle dei romanisti. Qui il difensore non ha pressioni stressanti da smaltire, eppure la trasmissione verso Dybala, facilmente rintracciabile tra le linee in quel caso, ha dosaggi errati e per di più indirizzata verso il piede debole, il destro, dell'argentino. Neanche il tempo di arrabattare un controllo che i controllori bianconeri sono sulla preda. Crac. Transizione che arriva fino alla stoccata di Locatelli poi scoperta irregolare.
Cosa si fa quando questo capito ad un club che, per dirla come Mourinho, non può comprare le soluzioni sul calciomercato? Dando per scontato che l'allenatore portoghese non metterà in bilico la sua proverbiale stability
in nome di rotazioni maniacali o complesse prime costruzioni, si torna alla ricerca di costruzioni più dirette, aspetto già esplorato appunto e nel quale Belotti garantirà rinnovate energie, in una ricerca di smarcamenti e posizionamenti più efficaci dei due mediani, così da poter garantire alternative alla svolta a sinistra, che sia per Zalewski o per Spinazzola, e ridurre il margine d'errore nelle esecuzioni e nelle scelte che, inevitabilmente, un difensore avrà, in media, sempre più alto rispetto a un centrocampista. Oppure, quella che ha lasciato intendere proprio Mourinho quando richiedeva l'aiuto dal mercato per sostituire l'infortunato Wijnaldum, desistendo dalla richiesta di un ulteriore centrale, magari mancino, perché in quel caso "potrebbe arretrare Cristante" (o Matic?) in caso di necessità. Quando, magari, un duello difensivo sarà meno impegnativo ma un piede e un pensiero ben calibrato in più sarà necessario per detonare le pressioni avversarie.

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