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Il derby degli opposti

17/05/2026 alle 08:16.
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Solo la pura essenza di un derby, e la sua immortale magia, può aiutare la Lazio. (...) Non ci sono obiettivi, non c'è supremazia cittadina. Due percorsi diversi, con finale opposto: la Lazio la sua stagione l'ha terminata, la Roma se la gioca proprio oggi. La squadra di Gasp ha dimostrato di essere più forte, lo dice la classifica e di stracittadine recenti è avanti, ne ha vinte tre delle ultime quattro, mentre la Lazio non supera la Roma in campionato da tre anni, erano i tempi di Sarri contro Mou. Il divario è netto, dimostrato fin dal principio della stagione, fatta di alti e bassi per la Roma, piatta e monocorde per la Lazio, che ha trovato ossigeno nel percorso in Coppa Italia. Vincere il derby è utile per dirla alla Gasperini, "rovinare la frittata alla Roma", che invece ha il peso di non poter sbagliare. La Lazio oggi si gioca nulla o quasi, tranne l'eventuale ottavo posto e la possibilità di non disputare i turni preliminari di Coppa Italia. (...) E il derby diventa paradosso: la Lazio gioca per due risultati, la Roma per uno, solo quello, la vittoria, tre punti per la speranza. Una partita tecnicamente sbilanciata, come raramente si è vista da queste parti. Ma non è mai stato un derby tra poveri e non lo sarà nemmeno questo, nonostante si giochi in un orario insolito; nonostante la Lazio abbia molte assenze e la Roma rischia di perdere Koné all'ultimo; nonostante sugli spalti ci sia uno spettacolo a metà, con i pochi laziali dentro l'Olimpico e tanti fuori, con i romanisti legittimi invasori della propria casa. (...) Nonostante da una parte ci sia un allenatore, Gasp, padrone della situazione e del futuro, e un altro, Sarri,
sulla via dell'uscita. (...) Pensare di aver già vinto è l'errore che non può commettere la Roma, che contro squadre inferiori ha vissuto giornate non proprio all'altezza, su tutte Cagliari e Udinese. La Lazio ha imparato a essere diversa, ha seguito altre strade non propriamente sarriane: ha rinunciato subito alla bellezza del gioco, non era possibile proporre il calcio che ha fatto diventare Sarri un punto di riferimento per tanti suoi colleghi. Addio palleggio, blocco più basso e fiondate offensive. Questo è il credo attuale, particolarmente buono per mettere in difficoltà la Roma di oggi, che può contare su calciatori di spessore, su un centravanti come Malen, capace di portarsi appresso due o tre uomini, sulle giocate di Dybala e Soulé o di Pellegrini, ma che non è capace di snaturarsi, di adottare un piano B. E soprattutto in questa fase in cui è tornata ad essere maggiormente pericolosa in zona offensiva, concede chance agli avversari, come nell'ultima sfida di Parma. Le assenze di Romagnoli, di Zaccagni, di Patric e del prodigio Motta sulla carta, pesano di più della mancanza di Koné, l'unico uomo di qualità nel centrocampo di Gasperini. Dalla sua, la Lazio ha il non aver nulla da perdere, mentre la
Roma vuole costruire il futuro anche attraverso un successo nel derby. Che diventa una trappola per Gasperini, che forse poteva non arrivare a questo punto, avendo un solo risultato da giocarsi e per di più in una partita dai significati extracalcistici. (...) Molti i punti buttati nei finali di gara, con Milan, Juve e Napoli soprattutto. E, come scrive nella pagine seguente Paolo Liguori, sono loro le vere avversarie della Roma. La Lazio è l'intrusa, la guastafeste, il cliente scomodo. Ed è il peggior nemico con cui fare i conti, nonostante lo sbilanciamento evidente. Che paradossalmente può diventare un macigno.

(Il Messaggero)