Mourinho: "Roma è stato il posto più bello della mia carriera. Nessuno deve toccare i tifosi giallorossi"

La penna degli Altri
mercoledì, 29 aprile 2026 alle 8:34
mourinho benfica
Vincente, carismatico, empatico, e diritto nella storia della Roma. José Mourinho ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano in cui ha toccato diversi temi e non è mancato un pensiero al suo passato romanista. Il tecnico portoghese ha speso nuovamente parole al miele per la Roma, confermando un amore che nei fatti si è interrotto a gennaio 2024 ma che in realtà non si è mai interrotto.
È cambiato anche il calcio in questi anni...
«È vero: il calcio è un micromondo di questa realtà. Ma, come ho detto, io riesco a divertirmi ancora: mi piace allenare e far migliorare i giocatori, vivere le partite. Questa è la parte migliore, questo è il mondo che difendo: nonostante gli anni passino, non riesco ancora a immaginarmi senza» [...]
Parliamo del calcio italiano. Siamo di nuovo nella bufera...
«In realtà io credo che il calcio italiano non sia diverso dagli altri, solo che qui ciclicamente si riesce a investigare e fare pulizia».
Però siamo di nuovo fuori dai Mondiali.
«Quella è un'altra cosa. Qualcuno mi ha chiesto se allenerei la vostra Nazionale: la mia risposta è che non avete bisogno di un tecnico straniero. Avete Allegri, Conte e ne potrei citare altri 5 o 6, non è questo il punto».
E quindi come si fa?
«Vi faccio l'esempio del Portogallo: molte persone si chiedono perché un Paese di 10 milioni di abitanti riesca ad andare ai Mondiali e ad avere tanti giocatori così bravi che finiscono nelle migliori squadre dei campionati in Europa. La risposta è: venite a vedere come vengono organizzati i tornei giovanili, quali sono le condizioni dentro quelle squadre. Basta questo per capire. E, magari, copiare».
Domenica l'Inter potrebbe vincere lo scudetto.
«Mi fa piacere per Chivu, anche se quando lo allenavo non avrei mai pensato che potesse fare l'allenatore. Era un ragazzo per bene e tranquillo, un bravissimo giocatore, però non sembrava un predestinato. È stato intelligente:
ha studiato, ha fatto la gavetta nelle giovanili, ha imparato nel modo giusto. Non è nato allenatore per generazione spontanea».
Mentre in altri casi…
«Confermo: molti oggi vanno in panchina perché sanno vendersi bene. Avere un buon Pr vale più di essere davvero capaci». [...]
Perché a Roma è così difficile vincere? «Non so: per me Roma è stato il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio, l'Olimpico
sempre pieno, quello che la gente sente per i giocatori. Il livello di esigenza è alto? Non è un dramma, perché poi quando abbiamo vinto la Conference la festa è sta-
ta pazzesca: nemmeno nei trionfi che ho avuto in Champions ho visto delle scene così. Ma la mia Roma è finita».
Perché?
«Non voglio dire altro. Anzi, una cosa: nessuno se la prenda con i tifosi romanisti dicendo che è colpa loro se non si vince. I tifosi giallorossi sono quelli che aiutano la squadra, nessuno li deve toccare».
Ultima cosa: qual è il futuro di José Mourinho? Qualcuno ha scritto il Real Madrid, oppure davvero un giorno la Juventus?
«No, il mio prossimo traguardo è portare il Benfica in Champions. Abbiamo fatto un tragitto straordinario, siamo l'unica squadra che in Europa non ha perso una partita, se vinciamo le prossime 3 partite giocheremo nella coppa più grande d'Europa. Questa è l'unica cosa che sta nella mia testa».
(Il Giornale)
Successivamente José Mourinho è intervenuto a margine della presentazione dello spot di Prima Assicurazione e tra i vari temi trattati ha parlato anche della Nazionale e del caos arbitri. Ecco le sue dichiarazioni.
Crisi del calcio Italiano?
"È triste. Quando non vi siete qualificati ero con Rui Costa e non ci volevamo credere: 'Com'è possibile che la nostra Italia non ce l'abbia fatta?', ci chiedevamo. Però è reale, è successo".
Ct straniero?
"Non sono d'accordo: non penso che serva un allenatore straniero. L'Italia ha allenatori con il carisma, la qualità, l'esperienza... Non puoi avere Carletto (Ancelotti, ndr), ma puoi avere Max (Allegri, ndr), Antonio (Conte, Ndr) e ce ne sarebbero sicuramente anche altri... Però ci sono delle cose che si devono ripensare. Vedo per esempio un Paese come il Portogallo con 10 milioni di abitanti: le competizioni per i giovani, le condizioni di lavoro... ci sono differenze incredibili. Poi si vede la qualità dei giocatori Portoghesi che escono ogni settimana con il ct in difficoltà nel scegliere quali giocatori escludere. L'Italia deve pensare molto alla base. Penso che Malagò sia un nome forte: porterebbe tanta esperienza e mi piacerebbe tanto vederlo nel ruolo di presidente della Figc. Lui capirebbe sicuramente la necessità di cambiare la struttura di base. L'Italia è fortissima in tanti sport olimpici. Io andrei con la combo M&M: Malagò e Max".
Caos arbitri?
"Mi sono fatto un'idea ma a me non piace fare colpevoli prima che la giustizia si esprima. In Portogallo si dice che non c'è il fumo senza il fuoco, però... speriamo. Io ho fatto battaglie più contro il sistema che contro gli arbitri".
Futuro da ct?
"Non è ancora il momento. Ci penso, ma poi penso anche alla mia vita senza calcio di club: senza allenare tutti i giorni, vincere perdere e pareggiare tre volte a settimana. Essere felice, triste, frustrato, voler migliorare... non riesco a immaginare la mia vita senza queste cose. Non è ancora arrivato il momento per una nazionale".
(Sport Mediaset)

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